Il 31 luglio la Chiesa celebra Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, meglio conosciuti come “i Gesuiti”. Un uomo dalla vita intensa, dalla conversione profonda, e dal pensiero ancora vivo, capace di parlare anche all’uomo contemporaneo, spesso diviso, inquieto, in cerca di senso. Ignazio era un nobile basco, inizialmente attratto dalla gloria militare e dal prestigio sociale. Ma una ferita durante l’assedio di Pamplona nel 1521 cambiò radicalmente la sua vita: costretto a letto per mesi, iniziò a leggere testi spirituali, come la “Vita di Cristo” e le vite dei santi. Fu in quel tempo di immobilità e riflessione che cominciò a discernere una chiamata più alta: quella di servire un altro Re, Cristo, e di battersi in un altro campo, quello del cuore. Nascono così i celebri Esercizi Spirituali, non un semplice manuale di preghiera, ma una vera e propria pedagogia dell’ascolto interiore. Ignazio ci insegna a “discernere gli spiriti”: a riconoscere cioè cosa ci avvicina a Dio e cosa invece ci allontana, anche nelle piccole scelte quotidiane. Un cammino di libertà interiore, profondamente umano e profondamente divino. La Compagnia di Gesù da lui fondata nel 1534 diventerà un potente strumento di evangelizzazione, cultura, educazione e giustizia sociale. Ancora oggi i Gesuiti sono presenti in scuole, università, missioni e centri spirituali in tutto il mondo, testimoniando quella spiritualità dinamica, attenta alla realtà, capace di unire fede e ragione, azione e contemplazione.

Sant’Ignazio, uomo di fuoco e di silenzio, ci lascia un’eredità preziosa: cercare e trovare Dio in tutte le cose, e fare della nostra vita una risposta concreta alla chiamata del Vangelo.
In un mondo che spesso corre senza ascoltarsi, i suoi esercizi ci invitano a fermarci, a guardarci dentro e a scegliere il bene, con libertà e coraggio.
Antonella Sedda
