In preparazione alla 40ª Festa della Sacra Famiglia, la parrocchia di Olbia dedicata proprio a questa speciale ricorrenza ha ospitato un triduo di meditazione e riflessione sul tema della famiglia; un evento di comunione e di spiritualità che ha visto la partecipazione di numerosi fedeli, accompagnati dalla guida sapiente e fraterna di alcuni sacerdoti delle parrocchie cittadine, su invito del parroco don Andrea Raffatellu, che ha accolto con gratitudine i confratelli.

Tra gli ospiti, don Concezio Rossi collaboratore della parrocchia San Ponziano, che ha ha aperto la prima serata offrendo un contributo spirituale centrato sulla figura della famiglia come luogo di formazione e crescita umana e cristiana, con riferimenti significativi alla pedagogia di don Giovanni Bosco che considerava la famiglia il primo ambiente educativo, fondato sull’amore, la dolcezza e la presenza affettuosa dei genitori, il luogo dove i figli imparano i valori della ragione, della religione e dell’amorevolezza. Riteneva che i genitori devono essere vicini ai figli, più attenti ai legami affettivi che ai beni materiali, e dare esempio di vita virtuosa.

La famiglia deve anche promuovere fraternità, solidarietà e corresponsabilità, con tutti impegnati nel lavoro e nella vita comune. Don Rossi, ha citato l’esempio di una famiglia concreta, segnata dalla semplicità e dalla fede quotidiana, sottolineando come l’ambiente familiare sia il primo spazio dove si impara ad amare, a perdonare, a rispettare.

Don Gianfranco Cascioni, viceparroco della Salette, ha offerto una profonda meditazione sul matrimonio, mettendo in luce come la famiglia sia una vocazione, una chiamata autentica alla santità e all’evangelizzazione. «Il matrimonio – ha detto don Gianfranco – non è stato inventato da Cristo: è una realtà naturale, l’unione tra l’uomo e la donna, tra il maschio e la femmina. Ma Dio, nella sua infinita sapienza e misericordia, ha elevato questa unione a sacramento, rendendola parte della Santa Alleanza».

Ha quindi sottolineato come gli sposi, mediante il sacramento del matrimonio, siano chiamati a portare Cristo nel mondo, vivendo la loro missione come testimonianza viva del Vangelo. Citando il Concilio Vaticano II, ha ricordato che «la famiglia cristiana, attraverso le virtù e la testimonianza, proclama le realtà del Regno di Dio». Le parole pronunciate durante il rito nuziale – “Io accolgo te come mio sposo/a …” – sono, secondo don Gianfranco, una vera e propria proclamazione del Vangelo, un impegno di fedeltà e amore che rende gli sposi una sola cosa con Cristo. Tuttavia, non ha mancato di lanciare un monito: i matrimoni in Chiesa sono in calo, segno di una crisi più ampia che coinvolge l’idea stessa della famiglia e della fede. Don Theron Casula, parroco di San Michele Arcangelo, ha aperto la sua riflessione con un ricordo personale: i primi anni della Festa della Sacra Famiglia, quando era ancora bambino e la parrocchia era guidata da don Augusto Addis. Con parole semplici e toccanti, ha poi voluto offrire un’immagine concreta della famiglia, ispirandosi alla famiglia di Nazareth. «L’identità della famiglia – ha detto – non è quella di un semplice insieme di persone che vivono sotto lo stesso tetto, ma di una comunità viva, animata dall’amore e dall’incontro. La parrocchia stessa è una famiglia, e la famiglia è la prima scuola di umanità e di relazione». Ha poi ricordato che la famiglia, per essere davvero tale, non può chiudersi in sé stessa: dev’essere dinamica, aperta, accogliente. Quando viene meno il dialogo, ha spiegato, e ciascuno tira dalla propria parte, qualcosa inevitabilmente si rompe. «Si sta insieme – ha aggiunto – perché ci si vuole bene, perché si accoglie il dono dell’altro. È necessario coltivare l’umiltà, il perdono, la condivisione, anche nella fatica e nella croce». Infine, ha definito la famiglia come una “piccola cellula domestica della Chiesa”, luogo dove si impara a vivere da cristiani, giorno dopo giorno, attraverso gesti concreti e relazioni vere. Questi momenti di riflessione, vissuti insieme, hanno rappresentato un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza e la centralità della famiglia nella vita cristiana. Pur affrontato da angolature diverse, il tema della famiglia ha trovato nei tre interventi un’unica direzione spirituale: il riferimento alla Famiglia di Nazareth, modello di amore, comunione, fiducia e obbedienza al disegno di Dio. Maria, Giuseppe e Gesù diventano, per ogni famiglia cristiana, segno concreto della presenza di Dio nelle relazioni quotidiane, anche dentro le fatiche e le fragilità. In un tempo in cui le relazioni familiari sono spesso messe alla prova, il Vangelo ci invita a ritrovare nella famiglia un luogo di ascolto, di comunione, di amore gratuito. La famiglia non è perfetta, ma è il luogo dove si può crescere nella santità, dove si impara a perdonare, a dialogare, ad accogliersi l’un l’altro. In un mondo che cambia velocemente, la famiglia rimane, dunque, un punto fermo, una scuola di vita e di fede, il primo luogo dove si trasmette il Vangelo non con parole, ma con l’esempio. E come la Santa Famiglia di Nazareth, ogni famiglia cristiana è chiamata a custodire la presenza di Cristo, a testimoniarla nel quotidiano e ad essere luce nel mondo.
Antonella Sedda
