Sab. Gen 17th, 2026

Il Vescovo Fornaciari celebra il Giubileo delle Carceri a Nuchis: “Dio non sopporta di perdere chi gli appartiene”

NUCHIS – Mattinata di spiritualità giubilare quella vissuta oggi nella Casa di reclusione “Paolo Pitalis” di Nuchis, dove si è tenuta la celebrazione del Giubileo delle Carceri, presieduta dal Vescovo Monsignor Roberto Fornaciari. La celebrazione ha voluto anticipare il momento giubilare previsto per domenica 14 dicembre p.v. che sarà celebrato in Vaticano.

Alla celebrazione hanno preso parte la Direzione dell’Istituto, i rappresentanti della Polizia Penitenziaria e numerosi detenuti, che hanno vissuto con profonda partecipazione questo momento di riflessione e di fede.

Assistito dal cappellano don Efisio Coni, Monsignor Fornaciari ha celebrato la Santa Messa commentando le letture del giorno, incentrate sulle parabole evangeliche della pecorella smarrita e della dramma perduta (Lc 15). Nelle sue parole, il Vescovo ha voluto sottolineare come “ognuno di noi sia prezioso agli occhi di Dio, che non si rassegna a perdere ciò che gli appartiene”.

Durante l’omelia, Monsignor Fornaciari ha invitato i presenti a riflettere sulla dimensione più autentica dei rapporti umani e sul valore della propria vita agli occhi di Dio:

Da quello che è il comportamento di Dio ne consegue il nostro. Siamo invitati a non avere una valutazione di tipo economico nei rapporti umani. Il non disprezzare è un pesare l’altro con una differente bilancia. Usare i pesi e le misure di Dio. Il “non vivere per sé stessi” ma per il Signore implica che la nostra vita ha un valore per Lui, un valore aggiunto, o forse quello primario che non possiamo non considerare anche nelle relazioni umane. «Siamo del Signore», dice San Paolo. Che cosa bella! Sentiamoci del Signore, sentiamoci nella sua mano, appartenenti a Lui: tutti figli di Dio, tutti bisognosi della sua misericordia.”

La celebrazione è stata animata dal coro dei detenuti, che con i loro canti hanno contribuito a creare un clima di raccoglimento e speranza. L’iniziativa ha visto una buona partecipazione e ha rappresentato un momento di incontro e condivisione all’interno della realtà carceraria, segno tangibile di un percorso di fede e di fraternità.

“Se ognuno di o può essere la pecora che si è perduta – ha concluso il vescovo – ha senso l’esortazione di san Paolo «d’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto facciamo in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello. Ricordandoci che ciascuno di oi renderà conto di se stesso a Dio (Rm 14,12)».

By G&A

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