Nella parrocchia de La Salette di Olbia, ieri si è vissuto un incontro intenso e sorprendente con padre Christian Carlassare, giovane vescovo comboniano di Bentiu, nel Sud Sudan. Invitato da mons. Roberto Fornaciari, e accolto da don Gianni Sini, il vescovo ha portato una testimonianza di vita e di fede che ha colpito l’assemblea per la freschezza, la semplicità e la profondità evangelica.
A seguire, pubblichiamo integralmente la riflessione condivisa da don Gianni Satta, che racconta il senso di questa esperienza e il seme gettato nelle nostre comunità.

Nella chat della forania di Olbia, padre Gianfranco invitava alla celebrazione e successivo incontro con padre Christian Carlassare, vescovo di Bentiu nel Sud Sudan, con un po’ di pudore aggiungendo: «almeno chi può».
Poteva sembrare uno dei tanti incontri, tra l’altro accolto, ancora una volta da don Gianni Sini nella parrocchia de La Salette. Poi ho saputo che questo giovane vescovo di Schio, missionario comboniano, era stato invitato da padre Roberto, dopo averlo conosciuto nel «corso di preparazione» dei nuovi vescovi e stretto una amicizia. Tutta l’assemblea ha respirato un’aria di freschezza, umana ed ecclesiale. Nella semplicità del porsi e del proporsi, con un linguaggio piano, nel distacco totale da se stesso, con una narrazione incisiva e, soprattutto, una testimonianza evangelica della vita personale e ecclesiale, ha suscitato e fatto scaturire tanti germogli che il nostro vescovo, a conclusione, nel ringraziamento, li ha chiamati: tanti semi. Siamo a settembre, cabidanne, il tempo della semina. A spaglio. Padre Christian ha seminato, in ogni ove, con abbondanza. In sé non ha detto cose nuove da un punto di vista teologico. La novità è la passione, la vita e anche la chiarezza vitale della pastorale. In breve, la scelta di campo della Chiesa affidatagli è la catechesi di una chiesa missionaria che ascolta e parla la lingua degli uomini offrendo l’annuncio del Vangelo, per cui tutta la Chiesa è missionaria. Il secondo impegno è quello della formazione umana e intellettuale della scuola. Quello che negli anni ’70 veniva chiamata l’inculturazione, la vita fecondata dal Vangelo nell’apprezzamento della vita comunitaria e della famiglia. E d’altra parte la scoperta della dignità di ogni uomo. Insieme al ruolo della donna. Ad esempio il 20% è scolarizzato, di questo 20, il 5% è composto di bambine e l’1% di esse arriva al diploma. La Chiesa diventa testimone e promotrice di un nuovo modo di essere e di vivere. Gli altri due aspetti che padre Christian ha toccato sono la giustizia e la pace. In un popolo che negli ultimi 50 anni è stato dilaniato dalla guerra, dalle divisioni, dalle vendette, dagli odi, padre Christian ha subito un attentato mortale e si è salvato dopo 6 operazioni. Si è posto la domanda, quella del Vangelo di quella domenica, del buon pastore: cosa faccio? Il buon pastore non abbandona il gregge… perdona! La riconciliazione come proposta di vita, come valore evangelico che guarisce dall’odio, dalla vendetta. Per 3 volte sono partiti gli applausi spontanei della gente. Le parole che parlano al cuore e allora si può dire tutto e si può ascoltare tutto. Non c’è tempo, non perché si ha tanto o altro da fare. Non c’è tempo perché c’è l’essenziale. In privato, senza piaggeria, ho detto al vescovo che un incontro così vale 10 nostri ritiri del clero e mille nostre riunioni. Grazie a chi ha predisposto la seminagione.
Don Gianni Satta



