Ven. Gen 23rd, 2026

“All’Opera”: si è concluso a Tempio il percorso formativo per educatori e accompagnatori dei giovani

Si è concluso sabato 11 ottobre all’Istituto Euromediterraneo di Tempio il percorso formativo “All’Opera”, promosso dal Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Tempio-Ampurias, guidato da don Davide Mela, in collaborazione con AGO Formazione.


Un’iniziativa nata dal desiderio di “passare dal dire al fare”, offrendo ad educatori e accompagnatori dei giovani strumenti concreti, momenti di confronto e occasioni di crescita personale e comunitaria. Un progetto che ha coinvolto circa ottanta partecipanti provenienti da oltre venti parrocchie della diocesi. Un segno tangibile della sete di formazione e del desiderio di mettersi in gioco per costruire insieme una Chiesa viva, capace di ascoltare e di accompagnare. Come ritiene don Davide si è sentito il bisogno di un tempo di formazione perché per educare bisogna prima formarsi, interrogarsi. Solo così possiamo camminare accanto ai giovani, aiutarli a scoprire la bellezza della loro unicità e della loro vocazione. L’attività educativa, è stato ricordato, può essere paragonata a un viaggio condiviso, dove educatore e giovane percorrono insieme la strada della crescita. L’educatore non impone, ma accompagna: ascolta, sostiene, guida con discrezione, aiutando l’altro a riconoscere ciò che lo abita dentro.
Nel percorso educativo, infatti, il compito dell’adulto è quello di facilitare la consapevolezza, la regolazione delle emozioni e la libertà interiore, rispettando i tempi e la globalità della persona. Come ha sottolineato don Davide Mela, la formazione è il primo passo da cui partire. Educare, dunque, significa accompagnare alla vita nella logica del progetto e della vocazione: aiutare ogni giovane a scoprire che la libertà non è fare ciò che si vuole, ma volere ciò che si deve fare, riconoscendo in quella scelta la voce di Dio e il senso profondo della propria esistenza.
È un cammino di relazione e dialogo, dove l’educatore diventa testimone credibile, coerente e capace di “lasciare andare” con fiducia, affinché i giovani possano crescere e camminare da soli. Le tre giornate, distribuite tra il 20 settembre, il 4 ottobre e l’11 ottobre, hanno portato i partecipanti a passare dalla conoscenza di sé all’incontro con l’altro, dall’ascolto interiore alla progettualità condivisa. La prima giornata, condotta dai formatori Gigi Cotichella e Manuel Carboni, ha posto le basi del cammino. Attraverso laboratori, riflessioni e attività esperienziali, gli educatori hanno riscoperto la dimensione umana e spirituale del loro ruolo: non maestri che impongono, ma testimoni che accompagnano, capaci di far fiorire nei giovani domande e sogni. La seconda giornata, il 4 ottobre, ha approfondito due vie complementari della formazione: quella artistica e quella progettuale.
Guidati dai formatori torinesi Manuel e Anna De Senso, i partecipanti si sono divisi in due laboratori:
uno dedicato all’arte drammatica, dove la Sacra Scrittura è diventata strumento di espressione e di introspezione, e l’altro centrato sulla progettualità educativa, con esercizi e riflessioni per imparare a costruire percorsi e programmi concreti. La giornata si è conclusa con un momento di condivisione profondo e autentico, arricchito dalla visita e dal saluto del vescovo mons. Roberto Fornaciari e del vicario episcopale per la pastorale, don Andrzej Domanski, che hanno espresso sostegno, incoraggiamento, e gratitudine per il lavoro intrapreso. La terza e ultima giornata, tenuta da Emanuele Bertolazzi, ha rappresentato la sintesi del cammino: un invito a tradurre quanto appreso in esperienza viva, nella quotidianità dei gruppi, degli oratori e delle parrocchie. Attraverso esercizi di gruppo, testimonianze e momenti di confronto, Bertolazzi ha accompagnato i partecipanti nella riflessione sull’essere educatori come arte dell’accompagnare, una vocazione che richiede empatia, discrezione e capacità di “lasciare andare” con fiducia.
L’intero percorso ha mostrato una Chiesa in cammino, che crede nei giovani e negli adulti che li accompagnano, e che sceglie di investire nella formazione come seme di futuro. Come ha ricordato don Davide, «Educare è un’opera d’arte che nasce dal cuore. Non è un compito, ma una missione da vivere con passione e responsabilità».
“All’Opera”, dunque, non è solo il titolo di un progetto, ma uno stile di vita: un invito a sporcarsi le mani, a mettersi in gioco, a credere che ogni incontro possa generare cambiamento esprimendo il desiderio di continuare a credere nelle nuove generazioni, anche quando la società sembra perdere la speranza in loro. Il suo impegno, ispirato dallo spirito di Don Bosco, è quello di accompagnare i ragazzi nel cammino della fede e della vita, aiutandoli a sognare, a sperare, a credere e ad amare, perché solo se qualcuno crede in loro possono puntare in alto.
Un messaggio che si intreccia con le parole intramontabili del santo dei giovani: “Mi basta che siate giovani perché io vi ami.”La formazione proseguirà nel mese di gennaio, con un seminario dedicato alla creazione di un sistema oratoriale diocesano, e culminerà nella Giornata Diocesana dei Giovani del 23 novembre 2025, momento di festa, riflessione e comunione.
Don Bosco, resta così il filo rosso di questa esperienza: un appello a guardare ai giovani con fiducia e tenerezza, credendo che in ciascuno di loro si nasconda una promessa di futuro.
Accompagnarli dunque camminando con l’altro, a volte guidando il passo, altre semplicemente restando accanto. Solo allora sarà un cammino fatto di ascolto, fiducia e presenza. Ma senza dimenticare che chi è accompagnato non è mai un semplice spettatore ma il vero protagonista del proprio percorso, colui che sceglie, cresce e costruisce la propria strada, sostenuto da chi crede in lui. “All’Opera” è solo all’inizio di un cammino di crescita e di impegno nella comunità e nella vita di ogni giorno.

Antonella Sedda

By G&A

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