Sab. Gen 17th, 2026

A Olbia la Santa Messa per la V Giornata di preghiera per le vittime di abusi

OLBIA – Si è tenuta questa sera alle 18, nella basilica di San Simplicio, la celebrazione diocesana per la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. A presiedere la Santa Messa è stato il vicario generale della diocesi di Tempio-Ampurias, don Mauro Bucciero, alla presenza dei fedeli e delle realtà pastorali del territorio.

Il tema di quest’anno scelto dalla Chiesa italiana è “Rispetto: generare relazioni autentiche”.

«Ci ritroviamo in questa Basilica oggi uniti in silenzio e preghiera davanti a Dio, per affidare al suo cuore le vittime di ogni forma di abuso, in modo particolare quelle ferite all’interno della Chiesa» ha detto don Mauro nell’omelia.

Al centro della riflessione una parola indicata dal Santo Padre per questa giornata: rispetto. «Una parola semplice, ma che racchiude un mondo – ha detto. Il rispetto è il primo volto dell’amore, il confine che custodisce la dignità di ogni persona. È la soglia davanti alla quale ci togliamo i sandali, perché il terreno su cui posiamo è sacro: è la vita dell’altro».

Il vicario ha richiamato anche il passo evangelico: “Lasciate che i piccoli vengano a me” (Mt 19,14). «Ogni volta che un piccolo viene ferito, tradito o respinto, viene ferito anche Cristo stesso. Ogni volta che la Chiesa non riesce a proteggere i più fragili, tradisce il cuore del Vangelo», ha affermato, invitando la comunità a «diventare una Chiesa che vede, ascolta e accompagna con verità e giustizia».

Don Mauro ha voluto anche ribadire l’impegno della diocesi a favore di un’efficace tutela dei minori: «Se sei stato vittima di un abuso la nostra comunità diocesana si impegna, pur con i suoi limiti, con tutte le sue forze ad essere una casa sicura, dove puoi sentirti al riparo, accolto e creduto».

La celebrazione si è conclusa con la preghiera ufficiale della Giornata.



Omelia

RISPETTO: generare relazioni autentiche. La chiesa italiana ha intitolato così il tema della V giornata nazionale di preghiera per le vittime ed i sopravvissuti agli abusi.

Ci ritroviamo in questa Basilica oggi uniti in silenzio e preghiera davanti a Dio, per affidare al suo cuore le vittime di ogni forma di abuso, in modo particolare quelle ferite all’interno della Chiesa.

La parola che il Santo Padre ci consegna per questa giornata è “Rispetto”. Una parola semplice, ma che racchiude un mondo. Il rispetto è il primo volto dell’amore, il confine che custodisce la dignità di ogni persona. È la soglia davanti alla quale ci togliamo i sandali, perché il terreno su cui posiamo è sacro: è la vita dell’altro.

Il Vangelo ci ricorda: “Lasciate che i piccoli vengano a me, non glielo impedite, perché di questi è il Regno dei cieli” (Mt 19,14). Queste parole non sono solo un invito, ma un comando che la Chiesa deve custodire come fondamento della propria missione. Ogni volta che un piccolo viene ferito, tradito o respinto, viene ferito anche Cristo stesso. Ogni volta che la Chiesa non riesce a proteggere i più fragili, tradisce il cuore del Vangelo.

Oggi siamo chiamati non solo a pregare, ma a convertire il nostro sguardo: a diventare una Chiesa che vede, ascolta e accompagna con verità e giustizia. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo scegliere di non distogliere lo sguardo, di restare accanto a chi soffre, di chiedere perdono e imparare a ricominciare. Il rispetto, dice il Papa, è la base della rinascita: rispetto per il corpo e l’anima di ogni persona, rispetto per le storie spezzate, rispetto per la verità che libera.

Ma il rispetto non può restare solo una parola: deve diventare azione, formazione e impegno quotidiano. Per questo, come Chiesa diocesana di Tempio-Ampurias, sentiamo forte la responsabilità di curare attivamente la tutela dei minori e delle persone vulnerabili nei nostri contesti ecclesiali. Per questo esiste un servizio diocesano che coordina l’azione pastorale di tutela dei minori ed un centro di ascolto perché ogni persona ferita, ed in particolare ferita negli ambienti ecclesiastici possa trovare ascolto e sostegno.

Ogni parrocchia, ogni oratorio, ogni ambiente educativo ecclesiale deve essere un luogo sicuro e affidabile, dove i più piccoli possano crescere nella fede e nella fiducia. Proteggere significa prevenire, educare, vigilare e costruire insieme una cultura della trasparenza e del rispetto. È un cammino che coinvolge tutti: sacerdoti, religiosi, operatori pastorali, catechisti e famiglie. Solo camminando insieme, con umiltà e responsabilità, possiamo ricostruire credibilità e fiducia.

Nella consapevolezza che chi è stato vittima di un abuso non è un “caso” da trattare, ma un volto da accogliere, non un problema da risolvere, ma una storia da ascoltare con fede e compassione, come presbitero di questa Chiesa, sento il dovere di dire con chiarezza: se sei stato vittima di un abuso la nostra comunità diocesana si impegna, pur con i suoi limiti, con tutte le sue forze ad essere una casa sicura, dove puoi sentirti al riparo, accolto e creduto.

Chiediamo al Signore di donarci occhi limpidi e cuori umili, capaci di riconoscere il male, di sanare le ferite e di camminare insieme verso la luce. Che la nostra Chiesa diocesana sia segno di guarigione e non di paura, di accoglienza e non di chiusura. E che nessun piccolo venga mai più allontanato da Cristo, ma accompagnato verso di Lui con delicatezza e rispetto.

Affidiamo alla Vergine Maria, Madre della tenerezza, tutte le vittime e le loro famiglie. Il suo abbraccio ci insegni a custodire la vita, a non temere la verità e a ricominciare nel Vangelo del rispetto e dell’amore.


By G&A

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