Una giornata intensa di ascolto, riflessione e condivisione ha segnato, sabato 21 marzo, il terzo appuntamento del percorso formativo “Catechisti in cammino”, promosso dalla Diocesi di Tempio-Ampurias.
L’incontro si è svolto in due momenti distinti, per permettere una più ampia partecipazione dei catechisti delle diverse zone pastorali: al mattino per la Forania Olbia-La Costa presso la parrocchia di Sant’Antonio di Gallura, e nel pomeriggio per la Forania Anglona-Tempio presso l’Oratorio San Filippo Neri a Castelsardo. A Sant’Antonio di Gallura i partecipanti sono stati accolti da don Mauro Caldaras, parroco della comunità, insieme alle catechiste locali, in un clima di fraternità e semplicità, reso ancora più bello da un momento conviviale di accoglienza.
A fare da cornice all’incontro, una partecipazione numerosa di catechisti che hanno riempito la chiesa di Sant’Antonio, segno di un vivo desiderio di formazione e condivisione. Don Mauro ha salutato i presenti dando avvio all’incontro, seguito dall’intervento di don Andrea Domanski, parroco di Calangianus, che ha ringraziato per la partecipazione e la condivisione, esprimendo gratitudine alla formatrice Nives Gribaudo, della Diocesi di Cuneo-Fossano, per il prezioso cammino proposto. Presente anche Lollo Angius direttrice dell’Ufficio Catechistico della diocesi di Tempio-Ampurias.
Il momento è stato introdotto dal canto “Prenditi cura di me” di Gen Rosso, che ha subito orientato la riflessione verso il cuore del tema:
“Saper fare con… gli adulti”, con i loro doni e le loro fragilità, e la chiamata a essere compagni di strada autentici. A partire dall’ascolto di un brano degli Atti degli Apostoli, con l’episodio dell’incontro tra Filippo e l’eunuco- Atti 8, 26-40 è emersa con forza l’importanza dei gesti di prossimità: avvicinarsi, ascoltare, accompagnare. Prima ancora delle parole, infatti, sono i gesti a parlare e a rendere credibile l’annuncio.
Come Filippo, anche il catechista è chiamato a mettersi accanto, senza giudizio, entrando con rispetto nella storia dell’altro. Un cammino fatto insieme, dove ciascuno porta con sé fragilità e domande, ma anche il desiderio di senso. Una pagina
che racconta un incontro fatto prima di tutto di gesti: Filippo si avvicina, corre accanto, ascolta, sale sul carro, si siede vicino. Sono questi i primi e veri gesti di evangelizzazione: la vicinanza, l’ascolto, l’accompagnamento.
Come Filippo, il catechista è chiamato a donare Gesù mentre cammina accanto all’altro, lasciando poi spazio all’azione dello Spirito, che fa germogliare la Parola.
In questa prospettiva è stato richiamato il pensiero di Papa Francesco, che invita a evangelizzare con autenticità, con le parole, ma soprattutto attraverso la vita e la testimonianza. Nel suo intervento, la relatrice, ha richiamato più volte il pensiero del Papa, sottolineando come sia necessario “uscire dai propri schemi” e non avere paura di incontrare le persone lì dove si trovano. Evangelizzare, infatti, è prima di tutto un atto comunicativo che richiede attenzione, ascolto e capacità di parlare un linguaggio comprensibile e vicino alla vita. È emersa anche la consapevolezza che, talvolta, l’incontro con le famiglie può suscitare timore, ma allo stesso tempo rappresenta una grande occasione di crescita. Il catechista è chiamato a fare un tratto di strada insieme, riconoscendo che ciascuno porta con sé fragilità e paure.
Ampio spazio è stato dedicato alla riflessione sull’adulto reale, portatore di una propria storia, di responsabilità, limiti di tempo e bisogno di essere accolto con empatia. Il catechista, a sua volta, è un adulto che entra in relazione con altri adulti, mettendo in gioco la propria esperienza e imparando a riconoscere e rispettare quella degli altri. Particolarmente significativa è stata l’attività proposta attraverso il metodo dei “Sei cappelli per pensare”, ideato da Edward de Bono, che ha aiutato i partecipanti a riflettere sulle modalità di incontro con i genitori dei bambini e ragazzi del catechismo: dall’emotività (cappello rosso) al pessimismo (nero), dalla creatività (verde) all’ottimismo, dal
(Bianco)neutralità, dal
(giallo), fino alla visione d’insieme (blu).
Le vignette proposte, ispirate ai personaggi Gibi e W di Walter Kostner, hanno ulteriormente accompagnato la riflessione, suggerendo atteggiamenti concreti: ascoltare in profondità, superare le precomprensioni, evitare giudizi, accogliere con apertura, rispettare la storia e l’autonomia di ciascuno, condividere anche i propri limiti e valorizzare il positivo.
Un momento particolarmente significativo è stato quello simbolico dei “nodi”. Cascun partecipante ha scelto un cordoncino colorato,
tra i quali ognuno ha potuto scegliere liberamente quello che più sentiva vicino. Su quel filo, attraverso un gesto semplice ma profondo, si è stati invitati a fare un nodo, segno delle proprie paure, fragilità o difficoltà nell’incontro con i genitori dei bambini e dei ragazzi del catechismo. Il cordoncino scelto da ciascun catechista non è stato solo un semplice oggetto, ma un segno personale e simbolico: ogni colore ha rappresentato le emozioni, i pensieri e le parole custodite nel cuore. Attraverso quel gesto, il nodo è diventato espressione concreta delle proprie paure, ma anche del desiderio di affidarle, di lasciarle andare e di trasformarle in occasione di crescita.
Così, ciò che inizialmente poteva apparire come un limite si è trasformato in un segno di consapevolezza e di apertura, un piccolo passo verso un incontro più autentico e libero con le famiglie. Successivamente, in un clima di raccoglimento, uno alla volta, i catechisti hanno deposto il proprio cordoncino in un cestino posto ai piedi della croce, affidando simbolicamente quelle paure. Il gesto si è concluso con la preghiera a Maria che scioglie i nodi, invocata perché accompagni e sostenga il cammino, aiutando ciascuno a sciogliere ciò che ostacola l’incontro, rendendo il cuore più aperto, accogliente e fiducioso. La giornata si è rivelata così un’occasione preziosa per riscoprire il senso del servizio del catechista: non solo trasmettere contenuti, ma farsi compagno di strada, accogliendo, ascoltando e accompagnando.
Un’esperienza ricca e significativa, che ha lasciato nei partecipanti nuovi stimoli e una consapevolezza rinnovata: educare alla fede significa, prima di tutto, incontrare l’altro con rispetto, umanità e verità. Il percorso formativo si è svolto con le stesse modalità anche nell’incontro del pomeriggio, rivolto ai catechisti dell’altra forania. I contenuti, le attività e il metodo proposto da Nives Gribaudo sono stati infatti riproposti integralmente, offrendo a tutti i partecipanti la stessa esperienza formativa, pur in contesti diversi. Una scelta pensata per raggiungere più da vicino le diverse realtà del territorio, mantenendo unità di percorso e coerenza nel cammino condiviso.
Antonella Sedda







