Dom. Mag 10th, 2026

Catechisti in cammino: un percorso che forma, accompagna e accende speranza

Si è concluso presso la Casa del Fanciullo di Tempio Pausania il percorso formativo “Catechisti in cammino”, promosso dalla Diocesi di Tempio-Ampurias. Un cammino partecipato e intenso, che ha visto la presenza di numerosi catechisti provenienti dalle diverse foranie del territorio, segno di una Chiesa viva e desiderosa di crescere.
Ad aprire l’ultima giornata sono stati i saluti di Lollo Angius, direttrice dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Tempio Ampurias,
che ha accolto i partecipanti sottolineando il valore di un percorso capace di nutrire non solo la formazione, ma anche lo spirito comunitario.
Il cuore dell’incontro è stato affidato agli interventi di Nives Gribaudo incaricata regionale per la catechesi del Piemonte, di Don Maurizio Mirai,
direttore generale dell’Ufficio Catechistico Diocesano (UCD), 
che hanno guidato una riflessione sul tema dello “saper stare con”, dimensione fondamentale del servizio catechistico. Un invito a riscoprire la relazione in tutte le sue direzioni: verso Dio e verso gli altri, all’interno di una dinamica che intreccia sapere, saper fare e, soprattutto, saper essere.
Il pomeriggio si è aperto con l’ascolto della Parola, tratta dalla Lettera ai Romani (12,4-18), proposta da Nives Gribaudo. Un testo definito come un vero e proprio “manuale di vita cristiana”, capace di indicare come vivere concretamente l’amore fraterno, nella semplicità e nell’umiltà, mettendo a frutto i doni ricevuti. Un richiamo chiaro: la relazione autentica con Dio genera relazioni buone anche tra le persone.
Nel suo intervento, la relatrice ha sottolineato come lo “stare con” richieda capacità di ascolto, dialogo e apertura, riprendendo anche il pensiero di Papa Francesco e di Papa Leone XIV sul valore della comunicazione. Comunicare bene, infatti, significa costruire vicinanza, favorire l’incontro e rendere possibile una vera comunione.
Attraverso immagini semplici ma profonde, è stato ricordato che ciascuno ha un ruolo unico e indispensabile: come in una “allegra fattoria”, dove ogni elemento contribuisce all’armonia, così nella comunità ogni persona è una nota necessaria. Anche ciò che può sembrare “stonato” trova senso all’interno di un disegno più grande, perché Dio ha riservato a ciascuno un posto speciale.
Un momento particolarmente significativo è stato il lavoro di gruppo, in cui i partecipanti sono stati coinvolti in un’esperienza di comunicazione e ascolto reciproco. Un esercizio che ha evidenziato quanto sia fondamentale mettersi nei panni dell’altro, riconoscendo che ciascuno ha qualcosa di importante da offrire. Solo attraverso il dialogo e la fiducia tra i diversi componenti è possibile costruire una visione condivisa.
Durante la giornata è emersa con forza anche l’immagine della sentinella, proposta come icona del catechista: una figura capace di vigilare, di custodire la speranza e di riconoscere i segni dell’alba anche nelle situazioni più buie.
“Essere sentinelle – come ha affermato Don Maurizio – significa offrire, in ogni incontro, una parola che apre alla fiducia e alla speranza”.
Nella riflessione conclusiva, Don Maurizio ha richiamato con forza la missione del catechista oggi: abitare la notte, senza fuggire dalle fragilità e dalle incertezze, ma restando presenti, in ascolto dell’alba. Un’immagine potente, che richiama l’arte dell’accompagnamento descritta nell’Evangelii Gaudium: camminare accanto alle persone, rispettando i tempi interiori e riconoscendo i segni, anche piccoli, della presenza di Dio.
Oggi più che mai viviamo una vera e propria emergenza formativa, ed è stata ribadita l’urgenza di una catechesi capace di trasformare, di scaldare il cuore, di generare speranza: una catechesi vissuta non come semplice trasmissione, ma come esperienza autentica di fede.
A portare un ulteriore segno di gratitudine è stato anche Don Andrey Domanski, Vicario Episcopale per la Pastorale e l’Evangelizzazione,
che ha definito il percorso un nutrimento per l’anima, ringraziando i catechisti per il servizio prezioso che offrono nelle comunità.
A chiudere l’incontro, ancora una volta, Lollo Angius, con parole di ringraziamento rivolte ai relatori e a tutti i partecipanti, suggellando un cammino che ha lasciato un segno profondo.
“Catechisti in cammino” si conclude così, ma solo apparentemente. Perché ciò che è stato vissuto continua nelle parrocchie, nelle relazioni quotidiane, nella vita concreta di chi ha scelto di mettersi al servizio.
L’incontro ha rappresentato, dunque, un momento di sintesi e di rilancio: non un punto di arrivo, ma una tappa. Perché essere catechisti in cammino significa proprio questo: accettare di non fermarsi, di lasciarsi continuamente formare, interrogare, trasformare.
Un cammino che ha formato, sì, ma soprattutto ha ricordato che essere catechisti significa essere compagni di viaggio, testimoni credibili e, in fondo, sentinelle capaci di abitare la notte… senza mai smettere di cercare l’alba.

Antonella Sedda

By G&A

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