Siamo ormai vicini alla domenica 27 Settembre, Giornata Mondale dei Migranti e dei Rifugiati. Non è molto in uso celebrare questa data, ma le situazioni attuali del mondo si sono talmente inasprite che, come cristiani non possiamo rimanere insensibili ai dolori, pericoli, violenze, mancanza di umanità nei confronti di tanti innocenti costretti a scappare di qua e di là per non morire e cercare condizioni di vita possibili. E’ certo che di fronte ai migranti che arrivano da noi abbiamo un po’ di paura e sentiamo certi pregiudizi nei loro confronti; ma oggi la loro non è più un’avventura in cerca di fortuna: da tanti posti si scappa dalle situazioni tragiche prodotte dagli stessi uomini che gestiscono il potere senza scrupoli per sottomettere i gruppi umani nemici e chi ci rimette sono i più deboli. Tutti ci scandalizziamo di questi fatti, ma ci fa paura che da noi girino tanti migranti che non sanno parlare, non hanno permessi, non hanno identità, per lunghi periodi sono nessuno in mezzo a noi e li vediamo nelle piazza senza fare niente e a volte facendo del male. Molti di loro vorrebbero lavorare anche per aiutare le loro famiglie e molte volte sono sfruttati dai nostri imprenditori. Altri, soprattutto i minori vorrebbero ricongiungersi con qualche familiare che li aspetta nei vari paesi europei, ma in generale, quasi tutti sono abbastanza stetti con gli immigranti, soprattutto quelli che arrivano dal mare o dai paesi di frontiera. A suo tempo anche noi italiani abbiamo avuto molti migranti, che non si sono mossi in una forma disordinata come avviene oggi, ma questa memoria dovrebbe aiutarci a non meravigliarci del fenomeno migratorio che adesso cerca spazi nei nostri paesi alla ricerca di un futuro che ,se aiutati, vorrebbero costruire senza creare malessere.
Papa Leone, nel suo messaggio per questa giornata, richiama la nostra attenzione sui minori direttamente coinvolti in questi spostamenti e migrazioni e ci sollecita ad accogliere questi bambini e ragazzi per accompagnarli nel loro processo di inserzione tra di noi. Dice il Papa che “ questi sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali”. “volti concreti, storie uniche che fanno appello alla nostra coscienza”. Bambini e ragazzi che hanno sofferto molto nel viaggio per arrivare fino a noi: separazione, sfruttamento, fame; con i genitori, con familiari o in gruppo con altri, questi piccoli sono migranti senza voce e come diceva Papa Francesco: “tre volte indifesi: perché minori, perché stranieri, perché inermi”, forzati a vivere lontani dai loro paesi di origine e a volte separati dagli affetti familiari. I minori migranti sono facilmente ridotti all’invisibilità quando non ci sono persone adulte che li proteggano e li sostengano.
Il loro grido e il loro pianto arriva fino a Dio che ci chiede di non rimanere indifferenti a tanta sofferenza. Il Papa fa un appello alla responsabilità di tutti ad ascoltare le loro storie, timori e sogni, superando il distacco che li riduce a un numero per riconoscere la loro dignità prima della loro condizione di immigrati. Non possiamo delegare questi compito solo ad associazioni qualificate, che sono importanti, ma di fronte ai loro volti che ci interpellano ogni giorno, tutta la comunità cattolica deve sentirli come suoi figli e farsi disponibile ad aiutarli nel loro percorso di inserimento tra di noi. Bisogna prevenire il rifiuto, avvicinarsi a loro, non lasciarli soli, trattarli con rispetto, farsi loro amici. Il Papa riconosce che in mezzo a tanta oscurità non manca la luce della solidarietà: Persone, famiglie, comunità che scelgono di non voltarsi dall’altra parte; famiglie che aprono le porte di casa per dare accoglienza a questi minori; istituzioni e comunità che si dedicano a curare le ferite visibili e invisibili di questi piccoli. L’amore è sempre capace di vincere lì indifferenza. Celebrare la giornata mondiale dei Migranti e dei rifugiati ci invita a prendere coscienza della mancanza di pace in questa nostra umanità e a non rimanere indifferenti per il solo fatto che sono storia lontana da noi. Siamo parte di questa umanità nel bene e nel male e vogliamo pensare e fare qualcosa, anche di piccolo, per innescare processi di riconciliazione, fosse anche nel cambio di mentalità che ci aiuti a vedere questi nostri sorelle e fratelli migranti, soprattutto minori, non come degli indesiderati, ma persone che hanno voglia di vivere e costruire un futuro in condizioni più umane, anche se sono diversi da noi per cultura ed esperienze di vita. Anche a loro bisognerà dire che non possono pretendere tutto e subito; che devono inserirsi con molto rispetto accettando le difficoltà di questi processi. Certo, dopo i traumi dei viaggi che li portano fino a noi vorrebbero trovare qui un poco di accoglienza e nella nostra tradizione ci sono tutti i valori di sensibilità che ci portano ad essere inclusivi per questi nostri fratelli ed avere per loro uno sguardo di dignità, che non è la soluzione dei loro problemi, ma la condizione di non sentirsi rifiutati perché non capiti e non valorizzati. Essere cristiani ci chiama oggi ad assumere atteggiamenti di bontà e di solidarietà verso tanti fratelli che vengono da lontano e che dalla vita hanno ricevuto solo bastonate. Dobbiamo accoglierli, anche nelle loro difficoltà, per fargli capire che non vogliamo allontanarli, ma fare tutto il possibile per avvicinarli perché possano costruire un futuro di vita veramente possibile e questo soprattutto per i minori che hanno bisogno di tanto calore umano.
p. Pietro Togni