È passata quasi una settimana dalla festa in onore della Sacra Famiglia, che per tre giorni ha animato spiritualmente e comunitariamente l’omonimo quartiere di Olbia e il cuore è ancora pieno di gratitudine. In occasione dell’ultimo giorno dei festeggiamenti, la serata è stata scandita dai momenti religiosi più intensi: la solenne processione per le vie del quartiere e, a seguire, la celebrazione della Santa Messa nella chiesa parrocchiale. La processione si è svolta in un clima di raccoglimento e partecipazione profonda. La statua della Sacra Famiglia, sistemata su un mezzo decorato, ha attraversato le strade principali del quartiere, accolta con devozione dai residenti. In molte case, a testimonianza del forte legame con la tradizione, pendevano dalle finestre tappeti, lenzuola bianche e drappi, simboli semplici ma eloquenti di una fede popolare ancora viva e sincera.
A rendere l’atmosfera ancora più suggestiva, il gruppo folk di Olbia e le note della banda musicale “Felicino Mibelli” di Olbia che hanno accompagnato il corteo con brani religiosi e tradizionali, alternandosi alle preghiere dei fedeli. La comunità ha seguito la statua con silenzio, devozione e commozione, manifestando il senso di appartenenza e unità che questa ricorrenza riesce ogni anno a rinnovare. Al termine della processione, la chiesa parrocchiale – gremita in ogni posto – ha accolto la Santa Messa solenne, presieduta dal parroco don Andrea Raffatellu e concelebrata dai sacerdoti della parrocchia, don Roberto Spano e don Clement Nkereuwem.
La liturgia è stata intensa e partecipata, in un clima di grande spiritualità e comunione fraterna.
Tra i presenti anche alcuni sacerdoti delle parrocchie della citta e diverse autorità civili e militari, a sottolineare il legame tra la comunità religiosa e le istituzioni locali: la vicesindaca di Olbia Sabrina Serra, i consiglieri regionali Giuseppe Meloni e Roberto Li Gioi, oltre al comandante Gianluca D’Agostino Direttore Marittimo del Nord Sardegna.

Durante l’omelia, don Andrea ha offerto ai fedeli un’intensa riflessione sul valore della famiglia, iniziando con queste parole:
«Siamo qui per contemplare una famiglia – quella di Gesù, Giuseppe e Maria – e, con essa, le nostre famiglie.» Ha quindi guidato i presenti a meditare sulla Sacra Famiglia di Nazareth come modello concreto e spirituale di ogni famiglia umana. Ha invitato i presenti a volgere lo sguardo su Maria, donna di fede e di silenzio, che accoglie nel cuore un progetto più grande di lei. Si ritrova davanti a Giuseppe, uomo giusto, e di fronte alla chiamata di Dio non si tira indietro: si fida, accetta, si affida.
«Lei si inchina, accoglie, si affida», ha detto don Andrea, sottolineando come l’umiltà e la fiducia in Dio siano alla base di ogni relazione d’amore autentico, specialmente nella vita familiare. Riprendendo poi il Vangelo, il parroco ha commentato l’episodio in cui Gesù, ancora dodicenne, viene ritrovato nel tempio dopo giorni di angoscia da parte di Maria e Giuseppe. Alla loro apprensione, Gesù risponde: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Parole, queste, che racchiudono una verità profonda: i figli sono un dono, non un possesso.
«Ci vengono affidati da Dio – ha detto – ma non ci appartengono. Come Maria e Giuseppe, anche noi dobbiamo imparare a lasciarli crescere nella libertà della fede, a riconoscere che la loro vita ha un progetto più grande». Un passo che, secondo il parroco, ci ricorda che il figlio è un dono, un dono da custodire, ma che appartiene innanzitutto a Dio. Tra le immagini più forti dell’omelia, don Andrea ha paragonato la famiglia a un diamante:
«La famiglia è come un diamante: rara, preziosa, ricca di sfaccettature», ha detto. Come ogni diamante, anche la famiglia non nasce perfetta, ma ha bisogno di essere lavorata, custodita, protetta. Solo se posta nella luce giusta – quella del Signore – può davvero brillare e riflettere tutto il suo valore.
È nella fatica quotidiana, nella preghiera, nell’ascolto reciproco e nella fiducia in Dio che la famiglia diventa resistente come una pietra preziosa e luminosa come solo l’amore autentico sa essere. Ha sottolineato come, oggi, molte famiglie soffrano l’assenza della fede condivisa, della preghiera insieme, della presenza viva di Dio nella quotidianità. «Senza il Signore – ha detto – anche la famiglia più bella perde il suo centro, il suo orientamento. Non basta l’amore umano: serve l’amore di Dio che unisce e trasforma». Con un tono affettuoso, ha anche ricordato un episodio della sua infanzia: «Mio padre ci metteva tutti in fila, me e i miei fratelli, ben ordinati, e ci portava in chiesa. Era un modo concreto di trasmettere la fede, non solo con le parole, ma con l’esempio». Un gesto semplice che oggi, ha osservato, andrebbe riscoperto in tante famiglie. La Sacra Famiglia di Nazareth, ha concluso, non è un’icona lontana, ma un modello concreto, fatto di ascolto, amore, fatica e fedeltà. «Che la famiglia di Nazareth ci sia di esempio. Solo con Dio al centro, le nostre famiglie possono diventare luce per il mondo».

Con la celebrazione di domenica 14 settembre si è chiusa una festa che ha saputo unire spiritualità, tradizione e vita comunitaria. Tre giorni vissuti all’insegna della preghiera, della devozione popolare e della fraternità, che hanno lasciato nei cuori dei fedeli un senso di appartenenza e speranza. In un tempo in cui la famiglia è spesso messa alla prova, questi momenti di preghiera e condivisione ricordano a tutti che la fede è ancora capace di unire, di dare forza e di far brillare anche le fragilità più umane.

Come un diamante che riflette la luce solo se lavorato con pazienza, anche la famiglia, quando si affida a Dio, può diventare splendida nella sua verità più profonda: essere luogo di amore, di perdono e di comunione. E proprio da questa festa, celebrata con fede e semplicità, il quartiere della Sacra Famiglia riparte più unito, con lo sguardo rivolto a Nazareth, modello di ogni casa abitata dalla presenza del Signore.
Antonella Sedda
