Sab. Gen 17th, 2026

Significato ecumenico del viaggio del Papa in Turchia

Papa Leone si è recato in questi giorni in Turchia per celebrare il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, inaugurato il 20 maggio del 325. Allora erano presenti circa trecento vescovi convocati su impulso dell’imperatore Costantino. 

Papa Francesco, nella bolla di indizione del Giubileo: “Spes non confundit”, dice che il Concilio di Nicea è una pietra miliare nella storia della Chiesa. Dopo il tempo delle persecuzioni e dei martiri la Chiesa attraversava un periodo di conflitti dottrinali e di divisioni sulla persona di Gesù. La dottrina del sacerdote Ario, molto diffusa, sosteneva che Gesù non era Dio, ma una creatura, la più santa, come sostengono oggi i Testimoni di Geova. Dopo vari dibattimenti tutti i padri conciliari, con la grazia dello Spirito Santo, riconobbero Gesù “Figlio di Dio, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”, come diciamo nel Credo, quello più antico e che tutti i cristiani non solo cattolici ma anche ortodossi, protestanti e anglicani riconoscono. 

L’anniversario del Concilio di Nicea che ha scritto il credo “unitario” e ha trattato anche della data della Pasqua, è l’occasione per rafforzare il cammino dell’unità di tutti i cristiani. Sono presenti a Nicea i rappresentanti delle principali comunità cristiane, purtroppo, il patriarcato di Mosca, che rappresenta la maggiore comunità ortodossa del mondo con oltre 200 milioni di fedeli, sarà il grande assente a Nicea, per la rottura di comunione con il patriarcato di Costantinopoli presieduto da Bartolomeo I. Questo è avvenuto dopo il riconoscimento della Chiesa ortodossa ucraina da parte di Bartolomeo I e dopo la benedizione della invasione russa da parte del patriarca Kiril di Mosca. Anche sulla data della Pasqua vi sono posizioni differenti che impediscono di celebrare nello stesso giorno (a parte quest’anno) l’evento fondante della fede.

Come possiamo invitare alla pace, quando le Chiese sono segnate da strappi e conflitti? Come possiamo richiamare alla fraternità tra i popoli, se le Chiese cristiane sono ferite dalla divisione? Come possiamo parlare di dialogo, di incontro, se fra i “fratelli del Risorto” il dialogo non c’è?  

Il papa Leone con questo viaggio apostolico vuole provare a ricucire l’unità delle Chiese cristiane. Aveva detto nei primi giorni del suo pontificato: “In quanto Vescovo di Roma, considero uno dei miei doveri prioritari la ricerca del ristabilimento della piena e visibile comunione fra tutti coloro che professano la medesima fede in Dio Padre e Figlio e Spirito Santo”. Nella lettera apostolica in “Unitate fidei” pubblicata alla vigilia del viaggio, ricorda che l’unica comunità cristiana universale può essere segno di pace e di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace.

Il pellegrinaggio del Papa nell’anniversario del Concilio di Nicea è dunque un invito a tutti i cristiani a pregare ed operare per l’unità della Chiesa cattolica e tra le Chiese cristiane.

Don Domenico Degortes

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By G&A

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