Avvento. La sua etimologia stretta dal verbo advenire è arrivare. La sua etimologia teologica è venuto, quindi tempo di attesa, quella esistenziale “avvenire” cioè avere futuro, dunque la virtù teologale dell’avvento è la speranza, l’atteggiamento è essere vigili per attendere chi arriva.
Il tempo forte che precede il Natale è proprio già chiuso nella sua etimologia, nel senso delle parole che diciamo, molto di più nella fattispecie perché stiamo attendendo che LA PAROLA si faccia carne. Ma insceniamo un pochino l’Avvento perché guardandolo come in 3d ne cogliamo il senso.
I primi giorni, fino al 17 Dicembre, in cui iniziano le “ferie maggiori”, l’avvento parte triste, con pagine quasi logore di stanchezza, giudizi e pianto. Questo è il primo scenario: siccome fino ad ora siamo qui, stiamo riflettendo sul secondo avvento, così detto. Cioè la liturgia si chiede, visto che il tempo è passato, visto che non abbiamo fatto il dovuto, non è che è arrivato il momento di rendere conto? Non appena il Signore non risponderà in questo senso, allora le letture inizieranno a suonare profezie faste, di attesa e gioia, di perdono e pace sconfinati e universali e la preghiera ai concentrerà sul maranathà: Vieni Signore, ti stiamo attendendo. Non tardare il mondo ha bisogno di vita e il vagito di Betlemme è il segno della vita che spezza la zolla dura della terra.
Don Antonio Tamponi
