Sabato 13 c. m. si è tenuto in seminario come sappiamo un convegno di studi,1700 anni dal Concilio di Nicea e nuovi studi sul Filioque, promosso dall’IEM e ISSR Sassari-Tempio. In giro c’è un notevole pullulare di iniziative in questo senso. Un ringraziamento va ai promotori dell’evento culturale con un indirizzo ecclesiale che ha sapore storico ecumenico, fondamentalmente ecclesiale. Nel contesto italiano, un contributo significativo è: Ripartire da Nicea, per leggere la fede dentro nuovi orizzonti. La ricorrenza del Concilio di Nicea, la sua eredità- Costantinopoli (381), Efeso (431) , Calcedonia (451)- sembra cristallizzarsi nella liturgia di ogni Confessione cristiana come Simbolo nicenocostantinopolitano. Rilanciare Nicea significa, innanzitutto, cogliere che il primo Concilio universale è il paradigma di ogni impegno teologico, primo evento sinodale, dell’intelligenza della fede, credo ut intelligam, intelligo ut credam all’interno di una storia della comunità credente di dire l’esperienza di fede tra dottrina, eresia, scontro, dogma, canone. Quell’assise ecclesiale condanna l’eresia del presbitero Ario di una Chiesa che improvvisamente, secondo la convinzione dei Padri “si scoprì ariana”! L’homoousios, consustanziale, della stessa sostanza, o più semplicemente che Gesù è Dio è la risposta, l’affermazione che Nicea da alla domanda di Gesù.- Ma voi chi dite che io sia? Leggere la fede dentro nuovi orizzonti significa rendere attuale Nicea nel nostro tempo, rispondendo con la vita: chi è Gesù per noi? per me? Ora come allora, non solo fuori della Chiesa, è facile ridurre Gesù ad un super uomo. Niente di più niente di meno. E la salvezza diventa un impegno narcisistico e disperato dell’autosalvazione, dell’uomo che non deve chiedere mai. Infine la questione del Filioque, una delle ragioni del grande scisma d’Oriente del 1054. Senza entrare nelle discussioni storico dogmatiche, importanti ma che abbisognano di luogo e di tempo, La processione dello Spirito dal Padre e dal Figlio è utilizzato nelle liturgie latine della Chiesa Cattolica ma non nei riti orientali come nella Chiesa Ortodossa si utilizza la versione del Simbolo senza l’aggiunta. Nell recente incontro ecumenico a Nicea, papa Leone ha recitato il Simbolo con la formula originaria. Niente di nuovo perché nella settimana di preghiera che sempre si fa per l’unità dei cristiani dal 1968 con il tema: A lode della Sua Gloria ( Efesini1,14 ) al tema del prossima settimana18-25 gennaio 2026: Un solo è il corp, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4,4). Detti temi elaborati congiuntamente dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese e del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (ora Dicastero) a pagina 43 viene riportato il Simbolo nicenocostantinopolitano in italiano senza il Filioque. La caduta del muro di Berlino, tra l’altro, ha favorito l’incontro, la conoscenza, la stima, l’amicizia, lo scambio fraterno di molti cristiani dell’Est che anche pregano con noi e lavorano nella nostre città e paesi. Si avvicinano anche ai sacramenti, partecipando attivamente alla liturgia. Un ecumenismo pratico che, sostanzialmente, pratica il vangelo. E quanto il mondo ha bisogno di comunione: ut unum sint!
Don Gianni Satta
