Le comunità africane di Natiti e Vendera ringraziano padre Daniel Lorunguiya, i Missionari della Consolata, le parrocchie della Diocesi di Tempio-Ampurias e tutti i benefattori che hanno sostenuto il progetto delle cisterne d’acqua.
Un messaggio di gratitudine che arriva direttamente dal Kenya, attraverso un video nel quale le comunità beneficiarie del progetto “Cisterne d’acqua per un villaggio del Kenya” raccontano quanto la solidarietà della Gallura abbia cambiato la loro vita quotidiana.
Nella testimonianza, rivolta a padre Daniel Lorunguiya, ai Missionari della Consolata, agli amici delle parrocchie della Diocesi di Tempio-Ampurias e a tutti i benefattori, emerge il valore di un intervento che va ben oltre la semplice disponibilità di acqua.
«Per molti anni le nostre famiglie e i nostri bambini hanno percorso lunghe distanze alla ricerca dell’acqua necessaria per vivere», spiegano nel messaggio, ricordando come spesso fossero costretti a utilizzare fonti non sicure.
Oggi, grazie alla generosità dei donatori, l’acqua è arrivata più vicino alle famiglie, migliorando concretamente le condizioni di vita delle comunità.
Particolarmente toccante il passaggio dedicato ai bambini: «Non ci avete donato soltanto acqua, ma avete dato ai nostri figli più tempo per studiare e costruire il loro futuro».
Parole che raccontano il significato profondo dell’iniziativa: non soltanto garantire una risorsa indispensabile, ma offrire nuove opportunità, soprattutto alle giovani generazioni.
«La dignità e la speranza delle nostre famiglie sono state restituite», prosegue la testimonianza, accompagnata da un sentimento di riconoscenza destinato a durare nel tempo.
«Forse non saremo mai in grado di ripagare la vostra generosità, ma nelle nostre preghiere non vi dimenticheremo», affermano nel messaggio, che si conclude con una benedizione rivolta a padre Daniel Lorunguiya, ai Missionari della Consolata e a quanti hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
«Dal profondo dei nostri cuori vi ringraziamo. Che Dio vi benedica abbondantemente».









