Gio. Feb 19th, 2026

Olbia celebra la Candelora: luce, fede e vita consacrata

Oggi, 2 febbraio, la Chiesa celebra la Presentazione del Signore al Tempio, una festa antica e ricca di significati, conosciuta dal popolo come la Candelora. Una ricorrenza che parla di luce, di attesa compiuta e di speranza che si fa presenza concreta.
Quaranta giorni dopo il Natale, Maria e Giuseppe portano Gesù al Tempio di Gerusalemme, adempiendo alla legge mosaica. Non è un gesto clamoroso, ma semplice e silenzioso, come spesso accade nei momenti decisivi della vita. È lì che il Bambino viene riconosciuto da Simeone e Anna, due anziani custodi della fede e dell’attesa, che vedono in quel piccolo volto la luce promessa a tutte le genti.
La benedizione delle candele, cuore della liturgia di questa festa, non è un rito folcloristico, ma un segno profondo. La candela accesa richiama Cristo, luce che illumina le nostre notti interiori, che orienta i passi incerti, che scalda i cuori anche quando la fede vacilla. Portare a casa quella luce significa desiderare che ogni spazio della nostra vita sia rischiarato dalla presenza di Dio.
Anche nelle parrocchie di Olbia la Candelora è stata celebrata con grande partecipazione. In particolare, nella parrocchia delle Salette, numerosi fedeli si sono ritrovati nel piazzale antistante la chiesa, ciascuno con la propria candela accesa. Un’immagine suggestiva e carica di significato: tante piccole luci, unite in un unico gesto di fede. Dopo la benedizione delle candele, la comunità si è incamminata in processione verso la chiesa, dando inizio alla celebrazione eucaristica.
La Santa Messa, molto partecipata, è stata celebrata da don Gianni Sini, con la concelebrazione del parroco don Gianfranco Cascioni. La chiesa era gremita, raccolta in un clima di profondo silenzio e preghiera, illuminata dalla luce tremolante delle candele tenute tra le mani dei fedeli.


Durante l’omelia, don Gianni Sini ha ripreso le parole del Vangelo del giorno, soffermandosi in particolare sulle figure profetiche di Anna e Simeone, uomini dell’attesa e della speranza, capaci di riconoscere la luce del Signore dopo una vita vissuta nella fedeltà e nella vigilanza. Due vere “sentinelle” della fede, che non si sono stancate di attendere e che, proprio per questo, hanno saputo vedere.
Il sacerdote ha poi richiamato il significato profondo della vita consacrata, ricordando che il consacrato è colui che ha scelto di credere che solo Dio basta, che solo Lui può davvero appagare il cuore dell’uomo. Una vita che non cerca applausi, né carriera, né riconoscimenti, ma rimane in ascolto e in attesa della luce.




“Chi prende in mano il Vangelo – ha sottolineato – e lo legge, lo medita davvero, si lascia interrogare come da una spada: non c’è una via di mezzo. Il Vangelo ci sfida, ci chiede di prendere una decisione, di scegliere da che parte stare”. Senza profeti, ha aggiunto, la fede rischia di ridursi a semplice amministrazione e la liturgia a un rito vuoto. Il mondo di oggi ha invece bisogno di sentinelle come Anna e Simeone, capaci di indicare la luce anche nel buio.
Un invito forte, quello rivolto ai fedeli, a non offrire a Dio solo frammenti della propria vita, ma l’essenziale, ciò che conta davvero. Da qui l’esortazione a elevare una preghiera sincera e riconoscente per i consacrati, partendo da quelli più vicini alle nostre comunità.
Nel giorno in cui si celebra la XXX Giornata della Vita Consacrata, don Gianni ha infine invitato tutti i battezzati a vivere la propria vocazione come missione di annuncio, contemplando Cristo come luce del mondo, luce delle genti che nel Tempio si manifesta per illuminare ogni uomo. L’ aver acceso una candela oggi diventa allora un gesto semplice ma potente: è scegliere di fidarsi della luce, anche quando è fragile; è custodirla con cura perché non si spenga; è lasciarsi illuminare per diventare, a nostra volta, piccole luci per chi cammina accanto a noi.

Antonella Sedda

By G&A

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