Mer. Apr 22nd, 2026

Olbia celebra la 34ª Giornata Mondiale del Malato: alla Chiesa delle Salette un inno alla compassione e alla speranza

La 34ª Giornata Mondiale del Malato si è rinnovata anche quest’anno come un forte richiamo alla dignità della persona sofferente e al valore della cura, intesa non solo come intervento sanitario, ma come prossimità, ascolto e amore concreto. Istituita per richiamare l’attenzione della comunità cristiana e civile sul mondo della sofferenza, questa giornata invita a guardare ai malati non come numeri o casi clinici, ma come volti, storie, vite preziose.
A Olbia, la celebrazione ha avuto il suo cuore pulsante nella parrocchia de La Salette, dove, nonostante il vento impetuoso della giornata, la chiesa si è riempita di fedeli, volontari e ammalati. Un segno tangibile di una comunità che sa stringersi attorno ai più fragili. La Santa Messa è stata concelebrata da Don Gianni Sini insieme a numerosi sacerdoti: don Gianfranco Cascioni, Padre Daniel e Padre Pietro, Padre Alessandro e Padre Amedeo. Presenti anche il diacono e gli accoliti, che hanno contribuito a rendere solenne e partecipata la celebrazione.
Fondamentale la presenza delle associazioni di volontariato del territorio: Croce Rossa, OFTAL, Unitalsi, Villa Chiara e altre realtà che ogni giorno operano accanto a chi soffre. In particolare, la Croce Rossa ha garantito il trasporto dei malati con i propri mezzi, permettendo a molti di partecipare alla celebrazione: un servizio silenzioso ma indispensabile, senza il quale per tanti sarebbe stato impossibile essere presenti.
Nell’omelia, Don Gianni ha richiamato il significato profondo di questa giornata, sottolineando come anche lì, alle Salette, fosse presente quella “porzione di popolo di Dio” segnata da fragilità fisiche e spirituali, proprio come accade a Lourdes. Quest’anno il messaggio prende spunto dalle parole del Papa: “La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.
Un invito forte a riscoprire la parabola del Buon Samaritano. «Vedendolo ferito, non passò oltre», ha ricordato Don Gianni, evidenziando come lo sguardo attento e aperto sia il primo passo per farsi prossimo. In una cultura dominata dalla fretta, dall’immediatezza e spesso dall’indifferenza – quella che Papa Francesco defini’ “cultura dello scarto” – il cristiano è chiamato a fermarsi, ad avvicinarsi, a lasciarsi toccare dalla sofferenza dell’altro.
La compassione evangelica non è sentimento passeggero né semplice emozione: è un moto del cuore che spinge all’azione. Il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico, si prende cura. Non agisce in modo isolato, ma coinvolge altri, creando una rete di sostegno. È l’immagine di una Chiesa e di una società chiamate a collaborare per custodire la vita, soprattutto quando è più fragile. Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il valore della continuità nel servizio. È facile – ha ricordato Don Gianni – vivere con entusiasmo un’esperienza come quella di questa sera, in una celebrazione intensa e partecipata. Ma coloro che appartengono alle associazioni di volontariato questa esperienza la vivono ogni giorno: nelle case, negli ospedali, nelle strutture sanitarie.
Ed è proprio questa continuità la cosa più difficile. Non l’entusiasmo del momento, ma la fedeltà quotidiana. I volontari ci offrono una grande lezione: sono sempre spinti ad amare, a mettersi a disposizione, a osservare quel duplice comandamento che invita ad amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi. Un amore che non si accende solo nelle grandi occasioni o nelle emergenze, ma si costruisce giorno dopo giorno. Don Gianni ha ribadito con forza che anche quando la medicina afferma che “non c’è più nulla da fare”, resta sempre molto da fare sul piano dell’umanità: accompagnare, ascoltare, sostenere, amare. Perché nessuno è solo un numero davanti a un letto d’ospedale: ogni persona ha un nome, un volto, una storia. E per il credente, in quel volto si riflette il volto di Cristo; per ogni uomo, credente o no, resta comunque un fratello da rispettare e amare.
Un passaggio particolarmente intenso ha richiamato l’esempio di San Francesco, che ottocento anni fa sfidò le logiche del suo tempo avvicinandosi ai lebbrosi, così come Gesù aveva fatto prima di lui. Un modello di coraggio e di rottura con l’indifferenza.
Al termine dell’omelia, molti fedeli si sono accostati con raccoglimento al sacramento dell’Unzione degli infermi. In silenzio, uno dopo l’altro, hanno ricevuto dai sacerdoti presenti questo sacramento di guarigione e di speranza, segno della vicinanza di Cristo che sostiene nel dolore e rafforza nella prova.
Prima della conclusione, Don Gianni ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti: ai sacerdoti concelebranti, al diacono, agli accoliti, alle associazioni di volontariato e in particolare alla Croce Rossa per il servizio generoso. Un grazie che è diventato riconoscimento per chi, lontano dai riflettori, vive ogni giorno il comandamento dell’amore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore… e il tuo prossimo come te stesso”.
La 34ª Giornata del Malato a Olbia si è così trasformata in una testimonianza concreta di fede operosa e solidarietà. Un invito, per tutti, a non passare oltre davanti alla sofferenza, ma a farsi prossimi con uno stile fraterno, inclusivo e coraggioso. Perché il vero rimedio alle ferite dell’umanità – come ricorda il Papa – è uno stile di vita fondato sull’amore, che trova la sua radice più profonda nell’amore di Dio e si traduce in gesti quotidiani di cura e di misericordia.
La serata si è conclusa in un clima di fraternità con un momento conviviale all’interno della chiesa, gesti di condivisione hanno reso ancora più concreto quel senso di comunità e vicinanza che la Giornata del Malato desidera testimoniare.

Antonella Sedda

By G&A

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