Luras – “Le Confraternite sono chiamate al servizio nella Chiesa e per la Chiesa. La veste che i confratelli indossano non la si porta per essere ammirati dalla gente, ma per vivere fino in fondo la fede del Battesimo nello spirito di Gesù che è venuto non per essere servito, ma per servire”. Sono parole di don Roberto Aversano, cappellano diocesano delle confraternite, ai convenuti nella parrocchiale per la Via Crucis delle confraternite della diocesi. Presenti quelle di Nulvi, Trinità d’Agultu, Perfugas, La Maddalena, Aggius, Calangianus e Luras, realtà che sono presenti nelle comunità, ognuna con la sua storia, e costituiscono un patrimonio da valorizzare e conoscere.
Quelle parole sono andate al cuore dei presenti, una sessantina e passa di confratelli, uomini ma anche qualche consorella, che da anni vivono l’esperienza della confraternita ma con nel cuore un desiderio che si fa forte: approfondire sempre più il senso vero con cui si deve vivere questa appartenenza.
Tutto è iniziato con la processione partita dall’oratorio di Santa Croce, con in testa la preziosa reliquia della Santa Croce portata da don Roberto ed esposta per la venerazione sull’altare della parrocchiale. Al suo fianco don Cosma Caria, padrone di casa, e altri due sacerdoti. Il priore di casa, Pier Paolo Cabras, è stato il primo a portare la croce. Il canto iniziale di una confraternita ha creato un’atmosfera che sembrava dar voce anche alle strutture architettoniche in granito che di certo avevano visto, nei secoli scorsi, altri confratelli inginocchiarsi, pregare e cantare. Ad ogni stazione ci si fermava, si pregava, il priore di turno con la croce in mano avanzava, due confratelli ai lati con le candele. Gli altri, ben attenti, nei banchi con le loro mantelle rosse offrivano un colpo d’occhio suggestivo.
Nel saluto finale, dopo la benedizione ai presenti con la reliquia della Croce, don Roberto, partendo dal Vangelo del giorno, ha ricordato che “Gesù rimprovera l’atteggiamento degli scribi e dei farisei che vivono per essere ammirati dalla gente, amano i primi posti ed essere salutati. I discepoli di Cristo sono invitati dal loro Maestro a vivere lo spirito del servizio. San Paolo ai Filippesi ci ricorda che Gesù si è umiliato facendosi uomo fino a ricoprire per scelta l’ultimo posto, quello del servo. Ed è stato obbediente al Padre fino alla morte e alla morte di Croce. Per questo Dio lo ha esaltato. Le Confraternite sono chiamate al servizio nella Chiesa e per la Chiesa. Prendiamo esempio dai genitori che si prendono cura dei figli non per il ruolo, non per senso di dovere, ma solo per amore. Ogni cristiano, e ancora di più ogni confratello o consorella, è chiamato a vivere il suo ministero nella gratuità dell’amore. Perché Dio ama chi dona e serve”.
Poi don Roberto, ricordando il lavoro svolto dall’indimenticato cappellano don Giovanni Pittorru, ha richiamato l’urgenza di adottare uno statuto che guidi il cammino di tutte le realtà, tenendo senz’altro conto di alcune particolarità ereditate dalla storia. Ma certo è importante che ci sia un’alternanza nelle cariche dei vari consigli. Doveroso e sentito il grazie a tutti quei confratelli che in questi anni hanno svolto il servizio con grande responsabilità.
L’incontro nella Quaresima 2026 ha proseguito quello dello scorso anno. Don Roberto lo vorrebbe come un abituale appuntamento per far crescere i confratelli nella comunione ecclesiale ed aiutarli, con la reciproca testimonianza, a capire il significato del servizio che svolgono nelle comunità. Importante sarebbe anche ogni anno essere ospiti di una confraternita, pur non ignorando i problemi che il muoversi comporta per l’età dei confratelli e perché la distanza fra Olbia e Castelsardo comporta non poche difficoltà. La presenza della confraternita di La Maddalena, al riguardo, è un esempio per tutti. Allora si farà ciò che si può.
Infine splendida l’accoglienza offerta dai confratelli luresi guidati dal priore Pier Paolo Cabras, che ha salutato tutti con un caloroso “a medas annos”.
Pietro Zannoni
