Lun. Lug 13th, 2026

Giù le mani dall’arcipelago

di Sandro Serreri

La notizia: interdizione alla navigazione nelle acque marine tra le isole di La Maddalena e Caprera e la costa gallurese del Golfo di Cannigione, a motivo di esercitazioni militari tra il 15 giugno e il 5 luglio, è rimbalzata su tutti i quotidiani regionali e nazionali, perché questa interdizione riguarda, ed ecco il paradosso, l’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, i cui mari sono in assoluto tra i più belli e frequentati del Mediterraneo, del Mare Nostrum.

L’Ordinanza del Ministero della Difesa pervenuta al Comando della Capitaneria di Porto di La Maddalena, intima di procedere nel far osservare le regole che in questi casi si applicano durante esercitazioni militari a mare. 

Ovviamente, questa disposizione non poteva non generare sconcerto, reazioni e polemiche, visto che il mare e il territorio interessati vedono già ora un notevole flusso turistico essendo l’Arcipelago e le coste galluresi tra le principali mete vacanziere degli italiani e non solo. 

La scelta da parte del Ministero della Difesa rientra nell’importanza strategica che le acque maddalenine ancora hanno in questo momento di fronte agli ampi scenari di guerra non lontani dal nostro territorio nazionale. 

Perciò, l’Arcipelago maddalenino è vittima della sua posizione nella geo-politica militare insieme a tutto il resto della nostra Sardegna. Infatti, questo uso, “servitù”, del nostro territorio regionale riguarda anche il poligono di Capo Teulada con i suoi mari, e anche le acque intorno alle isole di San Pietro e Sant’Antioco. 

Questa “occupazione” proprio all’inizio della stagione estiva, che vede il fermento e la laboriosità dell’”industria turistica” alla quale tanto deve l’economia maddalenina e gallurese, scandalizza e amareggia, perché si tocca il lavoro di migliaia di donne e di uomini occupati nei più diversi servizio turistici. Ma altrettanto preoccupa, perché ancora una volta una determinazione dello Stato passa sulle vite dei cittadini e dei loro Rappresentanti. 

In un tempo durante il quale i problemi e le ansie colpiscono il ben-essere di centinaia di famiglie, quel che sta accadendo davanti ai nostri occhi, è motivo di un ulteriore vissuto negativo, che non aiuta ad alimentare speranza e fiducia nel presente e, soprattutto, nel prossimo futuro.

​C’è un sentimento comune che aleggia in questi giorni di caldo afoso: quello di sentirsi “usati”, “abusati”. I nostri mari e il nostro territorio vengono sacrificati sull’altare del principio della “difesa nazionale”, dalla quale anche l’Italia, nel frangente storico che stiamo vivendo, non può tirarsi indietro viste le alleanze e gli interessi condivisi.

Nel corso di questo tempo drammatico, la “difesa” appare come un imperativo categorico, oltre il quale c’è la “teoria della deterrenza” e, di conseguenza, del nemico. Ancora un passo ed ecco il nemico e la paura per un possibile nemico. Il nemico e la paura, generati da alcuni Governi, fanno si che sia più facile, nei Paesi democratici, far accettare e accogliere l’idea della difesa e quindi del riarmo. Ed ecco le “necessarie” esercitazioni militari. 

Le “servitù militari” che gravano sulle terre sarde sono anche frutto di un ricatto, questo. Visto che la nostra Sardegna ha il più alto tasso di disoccupazioni in Europa, ecco un’offerta di lavoro nel settore militare e nel suo indotto. 

Purtroppo noi sardi non ci siamo dotati e abituati al protagonismo, ma siamo ancora sotto l’assistenzialismo statale,quello che ha prodotto una mentalità che induce ad accontentarsi o a rassegnarsi, mentalità che tarda a morire anche nelle nuove generazioni. Eppure, la nostra Terra è un vero e proprio paradiso che, per questo, ha visto la nascita di tanti Parchi voluti per tutelare un bene che è patrimonio dell’umanità: la natura, la biodiversità, i mari incontaminati, che fanno dell’Isola cuore del Mediterraneo uno scrigno d’infinita bellezza. 

Eppure, tutto questo sembra non contare, non aver valore, di fronte ai venti di guerra, alle armi e alle loro industrie, alle strategie militari dei Governi. 

Allora, forse, oggi, alla luce anche dell’interdizione dei mari maddalenini e galluresi – e questo è un appello – noi sardi abbiamo il diritto-dovere di far sentire la nostra voce in modo unanime, pacifica ma determinata, a tutela e promozione di un bene comuneche non dovrebbe mai essere sacrificato, sottoposto a logiche di-parte. Dunque, ancora una volta si presenta l’occasione di affermare come noi sardi, e non altri, vogliamo gestire il nostro mare e la nostra terra

By G&A

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