Occorrerebbe tornare indietro agli anni del lungo pontificato di Giovanni Paolo II per rivedere lo stesso febbrile, contagioso, giovanile entusiasmo, che abbiamo visto, commossi, la sera del 25 settembre nello Stade de France a Parigi. L’entusiasmo è scaturito, e qui non possono esserci dubbi, dal grande sorriso e dagli occhi luminosi di Papa Leone XIV, pellegrino in terra di Francia. Il Papa, nonostante la giornata trascorsa molto intensa, non è apparso stanco, ma anzi ha offerto per oltre due ore la forte testimonianza di una presenza carismatica ricca di passione, di attenzione, di ascolto, di partecipazione attiva davanti a oltre 80.000 giovani in rappresentanza del bellissimo volto della Chiesa francese protagonista di un risveglio pastorale inatteso e quasi impensabile sino solo a pochi anni fa.
Leone XIV, cosciente di questo prodigio, per non dire miracolo, del buon lievito della fede in felice cammino di migliaia e migliaia di giovani francesi che, dopo aver chiesto e ricevuto il battesimo, si sono messi a servizio di una nuova evangelizzazione in atto, ha risposto con una relazione diretta fatta di sguardi, sorrisi, strette di mano, abbracci, parole pronunciate col tono dell’apostolo tutto pervaso dalla gioia per l’incontro personale con il presente e il prossimo futuro della Chiesa in Francia.
L’entusiasmo di questi giovani non era scontato, anche se tanto sperato, visto i segni dati dalle tante conversioni e battesimi, e smentisce tutto quello che i profeti di sventura, i pessimisti di sempre avevano detto e ridetto, insegnato prima di questo viaggio-pellegrinaggio apostolico.
Smentiti, dunque, gli eredi della Rivoluzione illuminista e di Napoleone, che avevano pronosticato, già con il filosofo Voltaire, la fine del cristianesimo, tanto che un autore, pur convertito, come Charles Péguy, qualche volta ebbe a scrivere l’espressione: “Dopo il cristianesimo”. Sì, smentiti i bis-nipoti e oltre di quella Rivoluzione e del suo Terrore che ebbe l’ardire di decapitare un re consacrato (anche se questo non fu la prima volta, perché ci aveva già pensato, oltre un secolo prima, l’inglese Oliver Cromwell con la testa di Carlo I), soggiogare la Chiesa, ghigliottinare i suoi parroci e vescovi. Per questo, la Chiesa francese, quella da Giovanna d’Arco a San Vincenzo de Paoli, quella delle apparizioni mariane, privata della sua identità storica con la confisca massonica di tutti i suoi beni, appariva da diversi anni intimorita, timida, quasi rassegnata, sino a questa notte indimenticabile nello stadio di Saint’Denis, dove i suoi figli più giovani hanno detto al successore dell’apostolo Pietro: Ci siamo! Siamo pronti! Ci dia il mandato e noi ri-evangelizzeremo la Francia!
Con Leone entusiasmante e tutti i giovani che hanno risposto al suo invito, si è aperta una speranza nuova anche per le altre Chiese cattoliche europee da troppi anni in crisi, demoralizzate, alla ricerca di improbabili soluzioni come la “sinodalità”, tentate dal “politicamente corretto”, orfane da lungo tempo della parresia paolina.
A questa notte parigina sotto le stelle, sarà bene, necessario, urgente guardare, se tutti, pur in un difficile e faticoso cammino, vogliamo seriamente lasciarci cambiare dall’incontro con il Ministero petrino e il Magistero di Papa Leone XIV che, con forza evangelica e apostolica, sta indicando la rotta e come unico salvatore dell’uomo europeo, occidentale, disorientato e senza anima, in grave deficit di identità: Gesù Cristo, nato morto e risorto!
Lasciamoci entusiasmare anche noi e non dobbiamo aver paura di dire: Eccoci Signore, manda anche noi!
Sandro Serreri
