Ven. Gen 23rd, 2026

Il Centro “Dimmi ti ascolto” tra psicoterapia, scuole e tribunale: 2.000 colloqui in un anno


Abbiamo intervistato le psicologhe e psicoterapeute Letizia Marazzi, Gianna Pedroni e Anna Curtale, che operano all’interno del Centro con la collaborazione amministrativa di Barbara Serra, per raccontare un anno di lavoro intenso e ricco di progetti sul territorio. Dall’ascolto nelle scuole alla presa in carico di famiglie e minori, fino alla collaborazione con i servizi sociali, il tribunale e la procura, l’attività del Centro rappresenta oggi un punto di riferimento stabile per la comunità. La tutela dei minori è un impegno centrale non solo per il Centro ma per l’intera diocesi. Accanto al lavoro clinico e giudiziario, le psicologhe hanno promosso e partecipato a momenti formativi rivolti sia agli insegnanti che ai sacerdoti, in collaborazione con il Servizio Diocesano Tutela Minori. Incontri come quello organizzato all’Istituto Euromediterraneo con i docenti di religione, o i percorsi dedicati al clero, hanno approfondito il tema della prevenzione e della gestione degli abusi, offrendo strumenti pratici per riconoscere segnali di disagio e creare ambienti sicuri. In questo percorso si inserisce anche la presentazione ufficiale del Servizio Diocesano Tutela Minori e Persone Vulnerabili, svoltasi il 18 novembre 2024 al Teatro della Casa del Fanciullo di Tempio Pausania, un appuntamento che ha ribadito la priorità assoluta della Chiesa locale nella protezione dei più piccoli e delle persone fragili.

Come descrivereste in poche parole l’anno di attività del Centro “Dimmi ti ascolto”?
L’anno di attività possiamo considerarlo come anno pieno del 2024, che comunque è in continuità con quello che abbiamo fatto fino a luglio 2025. È stato sicuramente un anno molto ricco, che ci ha viste impegnate sia all’interno del Centro che sul territorio. Abbiamo portato avanti colloqui di consulenza psicologica, percorsi di psicoterapia individuali, di coppia e familiari, anche con l’uso dell’EMDR, un metodo di rielaborazione dei traumi. Abbiamo accolto nuovi invii da parte della rete sociale – scuole, servizi sociali, sanitari, forze dell’ordine, procura – oltre a richieste private e spontanee.
Abbiamo proseguito il progetto Un cuore che accoglie, lo sportello scolastico della scuola media di Tempio Pausania, che permette ai ragazzi di accedere in modo spontaneo e anonimo alla consulenza con la psicologa, e che affianca anche la formazione degli insegnanti e il supporto su casi specifici. Analogamente, sono proseguiti i contatti con le scuole superiori della città, la formazione con il Centro Euro-Mediterraneo e con il clero su buone pratiche con i minori e aggiornamenti legislativi.
Abbiamo partecipato alla Giornata contro la violenza sulle donne al Teatro del Carmine, lavorato in rete con Caritas, Centro Aiuto alla Vita, progetto Casa Giovani e Centro Famiglia Città di Olbia, oltre a ospitare tirocini delle università di Cagliari e Sassari.

Quali sono stati i principali bisogni che avete riscontrato nel territorio in questo periodo?
Da un lato ci sono le attivazioni delle istituzioni – servizi sociali, sanitari, forze dell’ordine, scuole – che ci hanno affidato nuovi casi. Dall’altro emergono bisogni che arrivano in psicoterapia: genitori disorientati, che faticano a essere guide ed educatori dei figli, specie riguardo al rispetto delle regole, all’uso del cellulare, al rientro a casa. Molti ragazzi mostrano difficoltà a costruirsi un progetto di vita. Si registra inoltre un aumento delle nuove dipendenze, come gioco d’azzardo, cocaina e alcol, che spesso portano familiari e congiunti a chiedere sostegno.

Quanti casi di psicoterapia individuale, di coppia e familiare avete seguito quest’anno?
In media, il Centro svolge circa 1.800-2.000 colloqui all’anno. La maggior parte sono percorsi individuali, che a volte si intrecciano con incontri di coppia o familiari. Nei numeri rientrano anche gli accessi spontanei dei ragazzi nelle scuole, che possono esaurirsi lì o proseguire in un percorso più strutturato al Centro.

Potete raccontarci in cosa consiste e in che modo il trattamento EMDR vi ha aiutato nella gestione dei traumi?
Nell’ultimo anno abbiamo utilizzato molto l’EMDR in casi legati a lutti e incidenti stradali. È una tecnica che tutte e tre – io, la dottoressa Gianna Pedroni e la dottoressa Anna Curtale – abbiamo acquisito e applichiamo. Permette di separare il ricordo dall’emozione, riducendo i trigger che riattivano il trauma e rendendo più armoniosa la vita della persona.

Avete notato nuove fragilità o cambiamenti nelle richieste di supporto da parte delle famiglie?
Sì, emerge una forte “delega” da parte dei genitori: spesso portano i figli in terapia perché sentono di non farcela da soli. Questo rivela una povertà educativa crescente e l’incapacità di porre limiti. Al tempo stesso, i ragazzi vivono una solitudine estrema: l’uso intenso del cellulare e la difficoltà a costruire progetti di vita li isolano dalle principali agenzie di socializzazione, come scuola o gruppi formativi.

Come funziona la collaborazione con i servizi sociali e con il Tribunale di Tempio Pausania?
Avviene tramite attivazione diretta: un assistente sociale ci contatta per un caso, ad esempio un sostegno genitoriale, un affidamento o un percorso per minori fragili. Con la Procura e il Tribunale collaboriamo per incidenti probatori e ascolti protetti: il nostro Centro dispone infatti di stanze attrezzate con specchio unidirezionale e registrazione audio-video, utilizzate anche dalle forze dell’ordine per ascoltare minori e persone vulnerabili.

Avete avuto casi significativi di incontri o audizioni protette che mostrano il ruolo del Centro nella tutela dei minori?
Ogni situazione è unica. Possiamo dire che gli ultimi incontri protetti si sono conclusi a dicembre 2024, mentre nel primo semestre del 2025 abbiamo registrato un aumento significativo degli incidenti probatori: da gennaio a oggi ne sono stati svolti 17 presso il nostro Centro.

Qual è il messaggio più importante che vorreste dare alle famiglie che potrebbero avere bisogno di aiuto?
Che non sono sole. Possono contattarci al numero 340 75 07 208 per attivare una presa in carico. Non tutto passa da un percorso psicologico: a volte è sufficiente orientare la famiglia verso altri servizi come Caritas o assistenza sociale. È importante non avere paura di chiedere: questo è un Centro che accoglie il disagio.

Quali sono in progetto le priorità per il prossimo anno di attività del Centro?
La priorità è la continuità: proseguire le attività già avviate, migliorare dove possibile e restare un punto stabile di riferimento. L’obiettivo è esserci sempre, come nodo di collegamento con i servizi del territorio.

By G&A

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