Ven. Gen 23rd, 2026

Castelsardo, il ritorno del grande organo settecentesco nella Cattedrale di Sant’Antonio Abate

Il prossimo 23 novembre a Castelsardo il respiro del mondo si farà nuovamente voce dell’anima.
Nella cattedrale di Sant’Antonio Abate, dopo decenni di silenzio, le melodie del prezioso organo a canne, finalmente restaurato dalla professionalità dell’organaro Roberto Palmas e accordato da Davide Murgia, celebreranno ancora l’euritmia della bellezza. Chissà se dopo 392 anni aleggerà, quasi un sussurro filtrato dal tempo, il sogno del Capitolo dei Canonici di Ampurias che, il 26 agosto 1633, di questo strumento ne immaginarono la genesi, affrontando il futuro che per noi è ora passato.

A inaugurare l’opera rinnovata sarà il maestro Rodolfo Bellatti, protagonista di una lunga, brillante carriera concertistica pluripremiata. La sua arte lo ha portato, da Genova, a essere impegnato in molteplici attività, tra la Svizzera e l’Italia. Le sue mani, nel pomeriggio di quella domenica, risveglieranno le 487 canne e i loro dispositivi. La complessa gamma di sonorità dello strumento, ascritto alla famiglia degli organi napoletani, sarà così evocata ancora. Le volte della cattedrale di Ampurias saranno pronte a riverberare, con delicatezza, la meditativa voce umana e il lieve canto dell’usignolo, o il ritmo dei ritornelli alla napoletana, oppure a rimandare con potenza il vigore del pieno orchestrale. Risuonerà il flauto, il cornetto, il rullante e non ultima la zampogna a due canne.

Giocheranno, invitati dalla danza delle dita del maestro organista, i tasti, le famiglie dei registri, la pedaliera, mettendo in movimento la meccanica di tutti quei congegni, che i fratelli Juan Antonio e Leonardo Spensatello, frati minori osservanti e organari dalle rare abilità, realizzarono nel 1727, a distanza di quasi un secolo dal primitivo sogno del Capitolo. Il mirabile congegno, appena assemblato fu affidato alla perizia del magister lignarius napoletano Antonio Colli. L’artista ne rivestì i nudi meccanismi con un armadio barocco, scolpito come un tempio. Vi dipinse girali, racemi e volute di un giardino fiorito, strabordante di vita e di colori, splendente di gioiosa foglia d’oro, quasi a dire, della musica, l’eterna armonia nel paradiso celeste.

La qualità dell’intervento di restauro sull’organo a canne è stata certificata dal prof. Ugo Spanu che, con puntualità, ne ha restituito il profilo tecnico, rassicurando gli animi di chi si sente estraneo al misterioso, straordinario mondo dell’arte organistica. La restituzione alla salvaguardia e all’uso liturgico e artistico di questa importante, raffinata opera d’arte, si è potuta inverare grazie alla sinergia tra i due Uffici, quello Nazionale CEI e quello Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, e allo stanziamento, di 50 mila euro, cofinanziato per metà dall’8×1000 alla Chiesa Cattolica, e per l’altra dalla Diocesi di Tempio-Ampurias.

L’inaugurazione del rinato organo a canne, che nella cattedrale di Sant’Antonio Abate si terrà Domenica 23 novembre 2025, alla presenza del vescovo Mons. Roberto Fornaciari, sarà preludio ai festeggiamenti commemorativi che si terranno nel 2027. Sarà quella l’occasione per fare memoria dei 300 anni trascorsi dalla realizzazione di questa iconica macchina di senso che, catturando la materia dell’aria, il respiro del mondo, ha il potere di condurre lo spirito nelle regioni dell’arte e della bellezza. È così che questo manufatto meccanico, frutto dell’ingegno dell’uomo, dando voce all’anima oggi come sempre, da secoli, interroga l’inquietudine della temperie culturale che attraversa le nostre geografie e i nostri giorni, e risponde donando la quiete del cuore.

Francesco Tamponi

By G&A

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