Lo scorso venerdì 5 dicembre, presso la Parrocchia di San Ponziano a Olbia, si è svolto il terzo incontro del corso per fedeli laici organizzato dall’Istituto Euromediterraneo di Tempio Pausania. Ad accogliere i numerosi partecipanti è stato don Giorgio Diana, direttore dell’Istituto, che ha aperto la serata salutando e ringraziando tutti i presenti. Nel suo intervento introduttivo, don Giorgio ha ricordato il cammino formativo intrapreso nei mesi precedenti: «È una gioia per l’Istituto Euromediterraneo proseguire questo percorso iniziato a ottobre con don Antonio Tamponi, che ci ha introdotti al tema della Parola di Dio, e proseguito a novembre con il dott. Alessandro Pilo, che ha approfondito il significato e la struttura della Bibbia. Per questo mese di dicembre, invece, entriamo nel cuore della Scrittura con l’Antico Testamento».
Ha quindi presentato il relatore della serata: il prof. Federico Giuntoli, docente ordinario presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma e l’Università Cattolica, riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di Antico Testamento.
Il relatore ha guidato i presenti in un affascinante viaggio all’interno dell’Antico Testamento, presentandolo come una vera e propria biblioteca, un insieme di libri diversi per epoca, stile e contenuto. Ha proiettato alcune diapositive per aiutare la comprensione e per mettere in luce le connessioni interne tra i testi. Ha sottolineato che parlare dell’Antico Testamento in un’ora e mezza è praticamente impossibile: per questo motivo ha suddiviso la sua esposizione in due parti, dedicando la prima alla struttura e al canone e la seconda alle connessioni e ai filoni tematici che uniscono i vari libri. Per descrivere la Bibbia il professore ha proposto tre analogie che aiutano a comprenderne la funzione e la varietà:
analogia giuridica — il carattere normativo e fondativo della Legge (Pentateuco);
analogia storiografica — il grande affresco che racconta la storia del popolo e della salvezza;
analogia letteraria — la varietà dei generi (poesia, sapienza, romanzo, profezia).
Il relatore si è poi soffermato sul Pentateuco (Torah), che rappresenta il centro e la base dell’intera Scrittura. Al suo cuore sta la Rivelazione a Mosè, un evento unico nella storia biblica: «Dio parlava con Mosè faccia a faccia». Da questa centralità nascono tre elementi fondamentali: l’unicità di Mosè, l’unicità dell’Esodo e l’unicità della Rivelazione. Giuntoli ha confessato anche il dettaglio simbolico della sepoltura di Mosè: “nessuno- afferma- conosce il luogo della sua tomba”, elemento che contribuisce a rendere la sua figura universale e non vincolata a una singola esperienza storica. Pur essendo il fondatore del popolo di Israele, Mosè non entra nella Terra Promessa: il professore ha spiegato che questo non va interpretato come punizione, quanto invece per salvaguardia ma anche come modo per preservare la sua figura dal destino storico-politico che avrebbe legato la sua immagine alle vicende successive del popolo.
Con la morte di Mosè inizia la sezione dei Profeti anteriori, che si apre con Giosuè. Il successo di Giosuè è illustrato non come risultato della pura forza militare, ma come frutto di fedeltà alla Legge mosaica. Anche i re saranno giudicati dalla loro fedeltà alla Legge: la riuscita politica è collegata alla fedeltà alla Legge di Mosè. L’Antico Testamento termina con il profeta Malachia, che richiama il popolo a custodire la Legge di Mosè, confermando così la centralità del Pentateuco. Il prof. Giuntoli ha aggiunto che “il Nuovo Testamento non cancella l’Antico ma lo continua e lo illumina”. Non ci può essere un Nuovo Testamento senza il passato che lha preceduto, perché non ci sarebbe storia. Il battesimo di Gesù nel Giordano è un segno di continuità: lì si incontrano simbolicamente i due Testamenti. Giovanni Battista è presentato come una figura parallela a Mosè — un “nuovo Mosè” che prepara la via e passa il testimone a Gesù. Entrambi i Testamenti conservano, ha aggiunto il relatore, una dimensione di incompiutezza: l’Antico manifesta tensioni e attese che il Nuovo raccoglie ma non esaurisce, mentre il Nuovo porta verso un compimento che resta aperto alla storia della salvezza. Il prof. Giuntoli ha affrontato il tema della formazione del canone — la lista dei libri riconosciuti come ispirati — spiegando le differenze principali:
il canone ebraico,
il canone cattolico e
il canone protestante. Ha ricordato che la codificazione definitiva del canone cattolico fu sancita nel Concilio di Trento (1546) in risposta alle controversie della Riforma protestante.
Sulla datazione dei testi, Giuntoli ha evidenziato come gli studi incrocino prove testuali e archeologiche: iscrizioni, lamine, frammenti e contesti stratigrafici aiutano a collocare i testi nel tempo. Alcuni punti chiave emersi nella lezione: Molti testi veterotestamentari iniziano a prendere forma tra l’VIII e il VI secolo a.C.;
Tra i reperti più antichi vi sono piccole lamine o frammenti (per es., iscrizioni relative a passi veterotestamentari) databili al VII–VI secolo a.C.;
I ritrovamenti di Qumran (i Rotoli del Mar Morto) rappresentano la più antica mole di manoscritti biblici giunti fino a noi, databili in buona parte tra il III–II secolo a.C. e il I secolo a.C; Non possediamo gli originali autografi: le copie più antiche di porzioni significative risalgono al II secolo a.C., mentre i codici completi dell’Antico Testamento sono presenti in epoca medievale (es. X–XI secolo d.C.). Queste considerazioni sottolineano il lungo arco temporale e la complessa trasmissione testuale che ha portato fino a noi la Bibbia. L’incontro ha offerto ai partecipanti una crescita spirituale e culturale e un’occasione preziosa per comprendere la profondità e la complessità della Scrittura, apprezzandone la ricchezza storica, letteraria e teologica. Don Giorgio Diana e la comunità hanno ringraziato il prof. Giuntoli per la chiarezza espositiva, la competenza e la disponibilità a rendere accessibili contenuti complessi. Con tali strumenti, ha concluso il relatore, la Parola di Dio continua a parlare alla Chiesa e ai credenti, invitando alla lettura personale, alla meditazione e alla condivisione comunitaria.
Antonella Sedda
