Siamo giunti all’ultima soglia dell’Avvento. I giorni si fanno brevi, l’attesa si concentra, il silenzio diventa grembo. La liturgia di questa quarta domenica ci conduce al cuore del mistero che sta per rivelarsi: Dio non resta lontano, non osserva da lontano la storia degli uomini, ma sceglie di entrarvi, di abitarla, di farsi carne. Emmanuele: Dio-con-noi. È un mistero che non si lascia afferrare con la sola ragione. Il Natale, come ogni autentica opera di Dio, chiede la fede. Ce lo insegna Giuseppe, uomo giusto e silenzioso, protagonista discreto del Vangelo di oggi. A lui non viene chiesto di capire tutto, ma di fidarsi; non di spiegare, ma di accogliere. Nel sogno, l’angelo apre uno spiraglio sull’impossibile che diventa possibile: ciò che nasce in Maria viene dallo Spirito Santo. Giuseppe ascolta, crede, obbedisce. E così, senza clamore, diventa custode del mistero più grande.
In questa ultima settimana di Avvento, anche a noi è chiesto lo stesso atteggiamento: fare spazio. Fare spazio a Dio che viene come bambino, fragile e indifeso; fare spazio alla speranza quando tutto sembra già scritto; fare spazio alla presenza di un Dio che non si impone, ma si dona. Il colore viola che ancora avvolge la liturgia non è segno di tristezza, ma di profondità. È il colore dell’attesa vigilante, della conversione del cuore, del desiderio che si fa preghiera. È il tempo in cui impariamo a riconoscere i segni di Dio nelle pieghe della quotidianità, nei silenzi, nelle scelte umili e fedeli.
L’Eucaristia che celebriamo è già anticipo del Natale: Dio è in mezzo a noi. In un po’ di pane e in un po’ di vino, lo Spirito Santo rende presente il Figlio, morto nella carne e reso vivo nello Spirito. È lo stesso Dio che nasce a Betlemme e che oggi si consegna alle nostre mani, chiedendoci occhi capaci di vedere e cuori capaci di credere.
In questi ultimi giorni che ci separano dal Natale, lasciamoci guidare dalla fiducia di Giuseppe e dal “sì” silenzioso di Maria. Accogliamo l’Emmanuele che viene, non come un’idea da comprendere, ma come una presenza da vivere. Perché il Natale accade davvero solo lì dove un cuore si apre e diventa casa.
Antonella Sedda
