Gio. Feb 19th, 2026

Caso don Manca, il legale: “Pena sproporzionata, faremo appello”

COMUNICATO STAMPA

In qualità di Difensore del Reverendo don Manca non posso che esternare il mio profondo sconcerto per il dispositivo penale canonico emesso dal Tribunale di Cagliari che condanna, in primo grado, il mio Assistito alla riduzione allo stato laicale per supposti abusi che sarebbero stati compiuti “ai danni di Marco Contini (noto padre Paolo)” ben oltre trent’anni fa.

Sconcerto anche alla luce della mia pluriennale esperienza di processi penali della Chiesa in base alla quale una pena così grave – la massima nell’ordinamento canonico – non appare in alcuna maniera né fondata né giustificata in questo specifico caso, né tantomeno proporzionata.

Non appena giungeranno le motivazioni della decisione si provvederà a presentare appello presso la Santa Sede, con la speranza che venga amministrata vera Giustizia attraverso l’applicazione delle norme di diritto che sono scolpite nel Codice canonico e nel diritto naturale.

Il presente processo – che ha viste coinvolte anche troppe forze esterne, desiderose la condanna del mio Patrocinato ad ogni costo – si è concluso, a mio sommesso giudizio, né secondo logica né secondo diritto. Infatti manca qualsivoglia prova di abusi perpetrati da don Manca verso don Contini negli anni ‘80: con sicurezza evidenzio che nel presente caso non vi sono MAI stati atti sessuali e lo ha ammesso più volte lo stesso don Contini !

E nonostante ciò don Manca viene condannato al massimo della pena che a norma del diritto viene comminata solo in casi di gravissimi e reiterati atti di abuso sessuale compiuto da sacerdoti su più minori ed in vari decenni.


Annoto, infine, che per oltre cinquant’anni don Manca ha esercitato in maniera corretta il suo munus sacerdotale tanto che nessuno – ribadisco nessuno – lo ha potuto mettere in discussione.

Il fatto che non si forniscano pubblicamente, né si sono mai forniti (a differenza dell’accusatore), particolari da parte della Difesa non è per mancanza di sostegno alla tesi, ma per rispetto, anche ora, del processo stesso e di chi lo svolge.

Questa sentenza – anche alla luce di altre vicende penali di questi anni, tutte, parrebbe, frutto di una situazione quasi da “caccia alle streghe” occasionata sia da una pressione mediatica cui nessuno pare possa, né voglia, opporsi (nemmeno per la ricerca della Giustizia o del vero bene della Chiesa), sia da una costante ricerca di denaro, dato che spesso gli accusatori per prima cosa chiedono il ristoro dei danni suppostamente patiti e non l’accertamento della Verità – costituisce una ulteriore, profonda e grave ferita alle fondamenta dell’ordinamento canonico, ai principi di diritto naturale e di diritto positivo dallo stesso ordinamento riconosciuti: basti qui rammentare, ad esempio, che il caso era già stato archiviato dal Vaticano applicando il diritto e con motivazioni che anche i Prelati sardi, coinvolti nella vicenda, avevano pienamente condiviso.

Considerate le gravi violazioni del diritto – che qui non si vuole né si ritiene giusto elencare – si valuterà anche di adire, in futuro, le Autorità giudiziarie italiane ed europee al fine di vedere garantiti, almeno in quelle sedi ove i capisaldi dei diritti umani e del giusto processo sono tutelati, i diritti di un uomo, don Manca, che è anche cittadino italiano.

Mantengo viva la speranza che il Reverendo Manca possa, in futuro, ricevere giustizia, a conclusione di un processo assolto con carità ed applicando la legge in vigore, scevro da condizionamenti di qualunque natura: un processo dove le norme non vengano a piacimento modificate, magari per “necessità contingenti” non ultimo il timore di essere sulle pagine di giornale o dei social network.

avv.to Roberto Perghem

By G&A

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