Si è svolto presso la Parrocchia di San Ponziano a Olbia il quarto appuntamento del percorso di approfondimento sulla Parola di Dio, promosso dall’Istituto Euromediterraneo ETS. Una serata intensa e partecipata, guidata da don Marco A. Napolitano, che ha offerto ai presenti una lettura appassionata e profonda del Nuovo Testamento, non come semplice libro, ma come esperienza viva, racconto condiviso e memoria credente.
L’incontro si è aperto con una introduzione generale al Nuovo Testamento, mettendo in luce le coordinate fondamentali della nuova alleanza: l’emergere di una necessità, il senso di solitudine dell’uomo e, insieme, la scoperta di non essere soli. Proprio da questa consapevolezza nasce il bisogno di trasmettere, raccontare, custodire ciò che è stato vissuto. Una dinamica imprescindibile, che attraversa tutto il Nuovo Testamento e che don Marco ha sintetizzato nelle tre dimensioni fondamentali: io, tu e noi, ovvero la persona, il destinatario e la comunità. Il Nuovo Testamento non è semplicemente una raccolta di testi religiosi, ma la testimonianza scritta dell’esperienza viva dell’incontro con Gesù Cristo. È il racconto di una alleanza nuova, nata dentro la storia, nelle domande, nelle fatiche e nelle speranze delle prime comunità cristiane. Non nasce da un progetto teorico, ma da una necessità: quella di custodire e trasmettere ciò che è stato vissuto, visto e creduto e raccoglie scritti diversi per forma e stile – lettere, Vangeli, Atti degli Apostoli e testi di carattere profetico e simbolico – uniti da un unico centro: l’evento Cristo. Non racconta soltanto ciò che Gesù ha fatto, ma come quell’incontro ha cambiato la vita di chi lo ha seguito. È una Parola che nasce dalla relazione, dal passaggio dall’“io” al “noi”, dalla comunità che si riconosce chiamata a testimoniare. Ampio spazio è stato dedicato alle forme letterarie del Nuovo Testamento. Le lettere, prima ancora dei Vangeli, rappresentano infatti la prima forma scritta della fede cristiana. Don Marco ha ricordato come la Prima lettera ai Tessalonicesi sia considerata il più antico scritto del Nuovo Testamento. Le lettere di san Paolo non sono encicliche dottrinali, ma risposte concrete a problemi reali delle comunità: ai Galati, ai Corinzi, ai Tessalonicesi, l’Apostolo scrive per dire “io ci sono”, per trasmettere affetto, correzione, vicinanza, in un tempo segnato da viaggi, colonizzazioni e grandi cambiamenti. Solo successivamente nascono i Vangeli, che non hanno l’intento di fornire una cronaca storica neutra, ma di interrogare, suscitare meraviglia, condurre alla fede. Come ricordato anche da papa Francesco, l’uomo è un essere narrante: si ciba di storie. I Vangeli nascono da questa esigenza di raccontare non solo ciò che è accaduto, ma come è stato vissuto. “Sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”: narrare per credere, raccontare per vivere. Il relatore ha poi richiamato il linguaggio apocalittico, non come annuncio di catastrofi, ma come invito alla speranza: la storia è nelle mani di Dio. Il Vangelo salva perché immerge l’uomo nella dinamica di vita della Trinità; nasce dall’esperienza di sentirsi abbracciati da Dio, da una voce che dice: “Coraggio, guarda la storia con me”.
Particolarmente significativa la riflessione sull’ermeneutica biblica, attraverso le immagini di specchi, lampade e finestre: il testo come documento, come luce che illumina e come apertura sul mondo. Il Nuovo Testamento, ha sottolineato don Marco, non è solo un libro, ma un monumento, in cui testo e storia sono inestricabili. In esso si leggono eventi, vite, testimonianze sovrapposte, generate da un’esperienza che ha colpito qualcuno e che viene trasmessa ad altri, per passare da auditores a martires, da ascoltatori a testimoni.
Centrale è stato il riferimento al prologo storico del Vangelo di Luca, in cui l’evangelista dichiara di aver compiuto ricerche accurate, raccogliendo le testimonianze di chi fu testimone oculare, per offrire un racconto ordinato e solido. Tutti i testi del Nuovo Testamento, è stato ribadito, nascono da un noi, da una comunità che ha vissuto, creduto e trasmesso.
Non bastano le parole: serve l’esperienza viva. Il Vangelo nasce da persone che hanno camminato con Gesù, lo hanno seguito, ascoltato, visto, incontrato e testimoniato. È una parola profondamente polisemica, che continua a parlare anche oggi, chiamando ciascuno a fare della propria vita un racconto credibile di fede.
Un incontro che ha offerto strumenti preziosi per comprendere il Nuovo Testamento, ma soprattutto ha invitato i presenti a lasciarsi coinvolgere da una Parola che non appartiene al passato, bensì continua a generare vita, speranza e comunità.
Antonella Sedda
