Ci sono esistenze che scorrono senza clamore, come una fiamma che arde silenziosa davanti al Signore, e proprio per questo illuminano più di tante parole. La vita di Paolo Varrucciu è stata così: discreta, fedele, interamente donata.
Nella notte, in silenzio, come aveva vissuto, Paolo Varrucciu ha concluso il suo cammino terreno ed è tornato alla Casa del Padre. Aveva 89 anni compiuti recentemente , il 6 febbraio. Con lui se ne va una presenza familiare, discreta e luminosa, una di quelle che non cercano visibilità ma diventano, nel tempo, parte viva dell’anima di una comunità.
Olbia oggi non saluta soltanto un diacono, ma un uomo buono, un servitore instancabile che ha dedicato l’intera esistenza alla Chiesa, alla città e soprattutto alle persone. Il mondo del volontariato è in lutto per una figura che ha fatto della disponibilità quotidiana la propria missione.
«Paolo è nato e vissuto in chiesa», racconta una parrocchiana della Sacra Famiglia che lo ha conosciuto per tutta la vita. «Cosa non ha fatto Paolo? Ha fatto di tutto e di più. È sempre stato vicino a tutti». Ed è proprio questa la sintesi più autentica della sua vita: una presenza costante, affidabile, capace di farsi prossima a chiunque avesse bisogno.
Fin da giovane aderì all’Azione Cattolica, maturando una fede concreta, radicata nell’impegno e nella responsabilità verso gli altri. Nella parrocchia della Sacra Famiglia fu per anni coordinatore delle attività di catechismo, accompagnando generazioni di bambini, ragazzi e famiglie nel cammino della catechesi. Educare alla fede, per lui, significava prima di tutto testimoniare con l’esempio. Diacono permanente, visse il ministero come servizio totale. Nella Caritas trovò uno degli ambiti più profondi della sua vocazione, diventando punto di riferimento per poveri, famiglie in difficoltà e persone sole. Non sceglieva gli amici: per lui amici erano tutti, soprattutto gli ultimi, coloro che avevano bisogno di ascolto, aiuto e dignità.
Accanto ai sacerdoti della comunità fu sempre presenza fedele e concreta. Tanti anni fa collaborò con lo stimato don Augusto, legato da profonda amicizia e rispetto e nei momenti della malattia non esitò a vigilarlo, vegliando su di lui con premura fraterna e spirito di autentica carità cristiana. Collaborò successivamente con don Andrea Raffatellu nelle attività pastorali e caritative dove fu responsabile della caritas parrocchiale, offrendo sostegno e dedizione instancabile.
Il suo servizio non rimase confinato alla vita ecclesiale. Paolo portò lo stesso senso di responsabilità anche nelle istituzioni civili, ricoprendo gli incarichi di assessore ai servizi sociali e ai lavori pubblici del Comune di Olbia. In politica seppe mantenere uno stile sobrio e umano, guidato dall’attenzione ai bisogni reali delle persone e dal desiderio di costruire una città più solidale.
Partecipò inoltre attivamente a numerose associazioni di volontariato, offrendo tempo, competenze ed energia con generosità instancabile tra cui Villa Chiara e la comunità Arcobaleno. Era una persona profondamente intelligente, capace di ascoltare, riflettere e trovare sempre parole equilibrate e sagge, qualità che lo rendevano punto di riferimento per tanti. Molti lo ricordano, la domenica, seduto in chiesa, vicino al Santissimo Sacramento. Era il suo luogo del cuore, la sorgente silenziosa da cui nasceva ogni gesto di carità.
Negli ultimi tempi Paolo confidava con semplicità una sofferenza: le gambe non lo sostenevano più come un tempo. Non era però il peso degli anni a rattristarlo, quanto l’impossibilità di continuare a fare ciò che aveva sempre amato – servire, aiutare, essere presente per la sua Chiesa e per la sua gente. Il desiderio di dare ancora rimaneva più forte della fatica.
Oggi Olbia guarda a lui con gratitudine. La sua storia ricorda che una comunità cresce grazie a uomini e donne che scelgono ogni giorno di mettersi al servizio degli altri, spesso lontano dai riflettori, ma profondamente radicati nel bene.
Quando qualcuno gli chiedeva come stesse, rispondeva con serenità: «Finché il Signore ci lascia, va sempre bene». In quelle parole semplici si racchiudeva tutta la sua fede: fiducia, abbandono e gratitudine.
La sua vita è stata una preghiera vissuta, una pagina di Vangelo scritta nei gesti quotidiani. Non ha cercato riconoscimenti, ma ha lasciato qualcosa di più duraturo: il bene seminato nei cuori, la speranza restituita, la certezza che la carità può cambiare il volto di una comunità.
Ora che il suo passo terreno si è fermato, resta la luce del suo esempio. Una luce che continuerà ad accompagnare la parrocchia della Sacra Famiglia e l’intera città di Olbia, perché le vite donate non si spengono: diventano memoria viva e guida silenziosa.
E così Olbia saluta Paolo Varrucciu: con gratitudine, con affetto e con una preghiera, certa che chi ha amato senza misura continua a vivere nella luce di Dio e nel ricordo riconoscente della sua gente. I funerali saranno celebrati domani, mercoledì 25 febbraio 2026, momento in cui la comunità si stringerà attorno alla sua famiglia e alla parrocchia della Sacra Famiglia per accompagnarlo con la preghiera e la gratitudine verso l’abbraccio eterno del Signore.
Da domani, entrando in chiesa, qualcuno istintivamente volgerà lo sguardo verso quel posto vicino al Santissimo dove era solito sedersi. Sembrerà quasi di rivederlo ancora lì, raccolto in silenzio, con lo sguardo sereno e il cuore in preghiera. Perché certe presenze non scompaiono davvero: continuano a vivere nella memoria e nella fede di una comunità. E così, ogni domenica, tra il suono delle campane e il raccoglimento della Messa, Paolo sarà ancora tra la sua gente – non più visibile agli occhi, ma presente nel bene che ha seminato e nella luce discreta di chi ha amato fino alla fine.
Antonella Sedda
Numerosi i messaggi di ricordo e cordoglio. Ne pubblichiamo alcuni:
Questo il ricordo di don Gianni Satta: “Cristiano dell’azione cattolica a tutto tondo. Da bambino lo ricordo in San Simplicio, gioioso, vivace, curioso e intraprendente di una fede che fa strada senza farsi strada. Voleva diventare adulta, maturando nella parrocchiale di San Simplicio con l’indimenticabile don Giacomini. Ma soprattutto con l’impulso conciliare di don Cesare, la lettura del Vangelo e i testi del Concilio, pur mantenendo il servizio ecclesiale, l’hanno proiettato nel servizio sociale e politico, nella Dc, divenendo anche assessore comunale. Seguì, poi, il trasferimento a La Sacra Famiglia, con il servizio a tempo pieno in parrocchia, prima con don Augusto, poi con don Andrea. Il sacramento del diaconato è stato la consacrazione di una diaconia, di un servizio al Signore, alla sua Chiesa, incondizionato, generoso, appassionato e fecondo. Ora si riunisce con Maria Giovanna, l’amore di una vita, di una bella famiglia in Crito. È bello per tutti noi sentire il Signore: vieni servo buono e fedele prendi parte alla gioia del tuo Signore! A Dio, Paolo”.
Questo il messaggio di don Giuseppe Delogu: “Che bel dono che è stata per tutti noi la presenza e l’amicizia di Paolo!
Che bella testimonianza per noi Preti questo umile, intelligente , puro di cuore, Servitore dello Sposo Messianici e della sua Chiesa .
La nostra Chiesa Diocesana incomincia (Non da ora , ma in modo più visibile) ad arricchirsi della presenza di veri Santi! Attenti a saper vedere!”
