Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Questi giorni passati, in Cattedrale, il Vescovo predicava, sommessamente, la prima di quaresima. Quella Omelia mi ha molto toccato. Perché mentre discriminava tra diverse questioni della pericope, in specie sul male provocatorio tra Satana e Cristo e le tentazioni proposte, fin dal pinnacolo del tempio, il vescovo da un colpo d’ala all’omelia e fa avvertiti: Satana ti mette anche in alto ma non nel regno dei cieli.
Ecco che la preghiera di chi si sente inadeguato è adeguata al regno, la preghiera di chi si sente il primo è adatta al transeunte intronfiamemto del sè e alla prima fila. Ma non al primo posto.
Sì, si può essere in una prima fila, ma non si sarà mai al primo posto.
Don Antonio Tamponi
