Il tempo della Quaresima è un tempo privilegiato per aprire gli occhi e la mente alle persone che ci circondano, vicini e lontani. Vorrei inserirmi inquesto canale di informazione cristiana per proporre alla riflessione di tutti la realtà delle migrazioni, un fenomeno sempre in aumento anche per le guerre in corso nel panorama internazionale.
La Caritas e la fondazione Migrantes hanno pubblicato il Rapporto Immigrazione 2025 con il titolo: “Giovani, testimoni di Speranza” e S.E. Mons Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario della CEI dice nella prefazione:”L’Italia è attraversata da una trasformazione silenziosa che passa attraverso i volti, le storie e i sogni di tanti giovani, ragazzi e ragazze di origine straniera” (Pag.9) Certamente i giovani sono occhi pieni di speranza nella ricerca di un futuro e ci fanno riflettere sul panorama della mobilità umana nel mondo.
L’Italia e tante altre nazioni europee, sono paesi di accoglienza di persone che per diversi motivi lasciano la loro terra e si spostano in altre parti dove possano trovare una vita migliore. Come cristiani ci interroghiamo sul modo di essere luoghi e comunità di convivenza fraterna non dominata dalla paura di essere invasi da stranieri.
Nell’ambito della Chiesa c’è una rinnovata preoccupazione per questo fenomeno e il Papa Leone XIV nel suo messaggio della Giornata Mondiale del Migrante 2025 ha stabilito un collegamento tra Migrazione e Speranza: ”molti migranti, rifugiati e sfollati sono testimoni privilegiati della speranza, vissuta nel loro affidarsi a Dio e la loro sopportazione delle avversità in vista di un futuro migliore”.
Cominciando da questa premessa ci domandiamo: quant’è grande questo fenomeno della mobilità umana nel mondo?
Si calcola che tra emigranti per lavoro, profughi, rifugiati, sfollati, sia una moltitudine di 304 milioni di persone; il 3,7% della popolazione mondiale.
Vi è un grande numero di persone che si spostano per lavoro e in cerca di lavoro: sono circa 170 milioni e molti si muovono attraverso canali regolari. La nostra storia italiana dell’ultimo secolo è stata anche storia di migrazione e ancora oggi vi è un buon numero di Italiani all’estero.
Tornando al fenomeno delle migrazioni, in questi ultimi anni sono aumentati in maniera significativa soprattutto i profughi e gli sfollati. L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) nel Global Trends Report 2024 ha evidenziato che sono più di 123 milioni, a motivo dei vecchi e nuovifronti di conflitto che già papa Francesco aveva denunciato come una vera e propria guerra mondiale a pezzi. Di questi, 73 milioni sono sfollati interni, un numero quasi raddoppiato a livello globale nell’ultimo decennio.
Le situazioni più gravi in termini di persone che sono scappate e scappano dai pericoli delle guerre e violenze nei loro paesi, riguardano il Sudan (14 milioni), la Siria (13 milioni),Afganistan (10 milioni), Ucraina (9 milioni), Venezuela (8 milioni), Repubblica Democratica del Congo (7,5 milioni), Palestinesi fuoriusciti da lungo tempo (6 milioni), Myanmar (5 milioni), regione del Sahel centrale dell’Africa (3,5 milioni). Il 67% dei rifugiati rimane nelle nazioni limitrofe che spesso sono anche paesi a basso o medio reddito. Nazioni come Uganda, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Sudan, Turchia, Iran, Bangladesh e Pakistan ospitano sul proprio territorio milioni di persone fuoriuscite dai paesi vicini e radunate molte volte nei campi profughi che dovrebbero essere provvisori, ma restano lì per anni.(*)
Anche il tema ambientale è sempre più ricorrente nelle storie di chi è costretto a lasciare le proprie case e la propria terra: Il Rapporto Who Are Climate Migrants stima che siano 220 milioni gli sfollati a causa di disastri meteorologici nell’ultimo decennio.(**)
Questa moltitudine di persone disperate che sono obbligate a fuggire dalle loro città e villaggi, perdendo il poco che avevano e andando all’avventura a vivere una nuova forma di schiavitù ci impressiona. Sono drammi umani che si consumano in questo movimento, persone chemuoiono nel cammino, sopportando fame e sete, la disgregazione e l’assembramento.
E’ quasi normale che gli italiani pensino al fenomeno migrazione per le persone che arrivano al nostro paese, ma il mondo è grande e noi cristianivogliamo essere sensibili a tutte le sofferenze di quei popoli che sono i veri poveri del mondo, gli abbandonati della terra, il cui grido di dolore arriva fino a Dio, ma che anche noi abbiamo bisogno di ascoltare per non restare indifferenti di fronte al dramma di tanti che si sentono odiati e maltrattati da tutti.
Siamo parte di questa umanità che considera come degli scartati centinaia di milioni di uomini e donne, di tante culture differenti, di bambini, di giovani, tutti esseri umani come noi che solo vorrebbero essere aiutati a ritrovare le condizioni per una vita umana da ricostruire.
Non sempre sappiamo cosa fare per loro anche se sono tanti coloro che collaborano con le ONG che lavorano in mezzo a questa gente, ma tutti dobbiamo coltivare una mentalità di pace, di abbandono delle armi, del rispetto della vita umana, del superamento di tanti pregiudizi, di una coscienza di fraternità con tante persone che vivono una vita di insicurezza e senza prospettive. Facciamo che entrino nel nostro ricordo e preghiera perché siamo parte di un progetto di salvezza che Cristo ha realizzato per tutti e se ci ha insegnato a portare la nostra croce, questa deve camminare verso la luce della risurrezione e della vita nuova.
Nemmeno riusciamo a immaginare quanto sono pesanti le croci di questi nostri fratelli, soprattutto le paure per la loro vita e quella dei loro cari edei loro bambini, perché nessuno lascia la propria casa e abbandona tutto se non fosse per dei pericoli che mettono a repentaglio la loro sopravvivenza. Dovremo sempre pregare, sognare, sperare, che la nostra umanità prenda coscienza di quanta sofferenza e morte stiamo producendo e possa cambiare meccanismi dell’odio, ingiustizia, guerre per trasformarli in progetti di vita per tutti. Che ci sia in ciascuno di noi una preoccupazione e un interesse per queste situazioni di gruppi umani sfortunati, sottoposti al dominio di poteri che vogliono imporre la loro volontà. Tutti coloro che si spostano dai loro paesi sono migranti e se è vero che vedono un orizzonte di nubi e di insicurezze, in tutti c’è il sogno di ricostruire la loro vita, nessuno si muove per spirito di avventura, la maggioranza sono obbligati, ma non perdono la voglia di ricominciare di nuovo un giorno, vicini alla loro terra o, facendo lunghi viaggi, andare in paesi lontani dove sperano di poter incontrare chi li comprenda e li aiuti.
(*)Citato da : Anna Pozzi, un mondo in movimento, in Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas e Migrantes, pag. 33 (**)Ibid, pag 36
P. Pietro Togni, Accoglienza e inclusione- Migrantes
