Mer. Apr 22nd, 2026

Tra memoria e futuro: “Nessun giovane nella vita può essere lasciato in panchina”

Il 20 febbraio 2026, a Roma, si è svolto il convegno nazionale per celebrare i trent’anni del Progetto Policoro: un momento intenso di memoria grata e di rinnovato slancio verso il futuro. A introdurre i lavori è stato Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire, che ha guidato il confronto tra alcune tra le figure più significative del cammino del Progetto.

Il primo intervento è stato affidato a Mons. Domenico Sigalini, Vescovo emerito di Palestrina e tra i fondatori del Progetto Policoro. Nel suo saluto ha ripercorso le origini dell’iniziativa, nata nel 1995 come risposta concreta alle difficoltà occupazionali del Mezzogiorno, sottolineandone il significato ecclesiale e profetico: un segno della Chiesa che sceglie di stare accanto ai giovani, accompagnandoli nella costruzione del proprio futuro.

È intervenuto poi Marco Menni, presidente di Inecoop e vicepresidente di Confcooperative, che ha evidenziato il ruolo fondamentale della formazione e dell’accompagnamento degli Animatori di Comunità, strumenti preziosi per generare nuove opportunità di lavoro ispirate ai valori cristiani e alla cooperazione.

Un prezioso contributo è giunto anche da Cristina Pasqualini, sociologa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e componente del comitato scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo. Attraverso il suo volume “Giovani e lavoro: il senso mai perduto”, ha offerto una lettura approfondita delle trasformazioni del mondo giovanile, mostrando come, pur nelle differenze tra le epoche, il lavoro continui a rappresentare per i giovani un elemento decisivo di identità, dignità e progettualità. Attraverso un video, curato da Giovanni Panozzo, è stato raccontato come il Progetto Policoro abbia contribuito in questi trent’anni a migliorare la vita di molte persone, offrendo opportunità concrete di servizio alla comunità e di crescita professionale. Particolarmente significative sono state le tre testimonianze che hanno attraversato idealmente i tre decenni di storia del Progetto, mostrando come, in contesti e ambiti diversi, l’intuizione originaria abbia generato nel tempo esperienze concrete di impresa sociale, promozione della legalità e responsabilità civile, sempre alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

A concludere la giornata è stato l’intervento di S.E.R. Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI, che ha richiamato l’importanza di custodire l’identità ecclesiale del Progetto e di continuare a offrire linee pastorali e sociali capaci di leggere i segni dei tempi.

Il giorno successivo, 21 febbraio 2026, gli Animatori di Comunità del Progetto Policoro sono stati ricevuti in udienza da Papa Leone XIV, in un momento di grande emozione e responsabilità. Nel suo discorso, il Santo Padre ha rivolto un messaggio di incoraggiamento ai giovani, ai Vescovi e a tutti coloro che hanno contribuito alla crescita di questa iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. Ha ringraziato per il bene costruito in trent’anni: scelte di legalità, lavoro restituito alla dignità delle persone, beni confiscati trasformati in opportunità, giovani accompagnati a realizzare i propri sogni. Un impegno radicato nel Vangelo e nella dottrina sociale della Chiesa, capace di generare speranza concreta.

Con parole forti e paterne, il Papa ha ricordato che, in un tempo segnato da inverno demografico, spopolamento e diffusa sfiducia, «nessun giovane nella vita può essere lasciato in panchina». Il Progetto Policoro – ha sottolineato – rappresenta una Chiesa che non fa qualcosa “per” i giovani, ma “con” i giovani, rendendoli protagonisti del cambiamento sociale. Tre i punti di riferimento indicati per il futuro: il Vangelo come bussola capace di trasformare i cuori; la dottrina sociale della Chiesa come strumento per leggere e orientare la realtà; la comunità come luogo generativo, capace di creare reti e relazioni che sostengono lavoro, economia e partecipazione.

L’invito finale è stato quello di guardare ai santi e ai testimoni dell’impegno sociale come modelli di coraggio e fedeltà, continuando a costruire una società più giusta e solidale, anche in dialogo con il contesto europeo e internazionale, sostenuti dalla preghiera e dalla benedizione apostolica.

Trent’anni di storia raccontano un cammino che non si esaurisce nella memoria, ma si apre con fiducia al futuro: un futuro in cui ogni giovane possa sentirsi chiamato, accompagnato e protagonista.

A cura di Michela Sechi, Animatrice di Comunità III anno, e Andrea Asara, Animatrice di Comunità I anno.

By G&A

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