Nei giorni scorsi un gruppo di fedeli della diocesi di Tempio Ampurias, ha vissuto un intenso pellegrinaggio ad Assisi, culminato con la partecipazione all’ostensione del corpo di San Francesco d’Assisi, evento di grande valore spirituale che ha richiamato numerosi pellegrini provenienti da diverse realtà ecclesiali. Il viaggio non è stato soltanto uno spostamento geografico, ma un vero cammino interiore, condiviso nella preghiera e nella fraternità. Fin dalla partenza, i partecipanti hanno portato con sé le intenzioni affidate dalle comunità parrocchiali: le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati e quanti vivono momenti di fatica e di incertezza.
Momento centrale del pellegrinaggio è stata la visita alla Basilica di San Francesco d’Assisi, cuore spirituale della città. Qui, tra arte e fede, la preghiera si è fatta intensa. L’ostensione del corpo del Santo – come hanno confidato alcuni pellegrini – ha rappresentato un’esperienza di profondo raccoglimento: davanti a quella tomba semplice si percepisce la forza disarmante dell’umiltà, la radicalità di una vita spesa per il Vangelo, l’amore per ogni creatura.
Il pellegrinaggio è poi proseguito con la visita al Santuario della Spogliazione, dove riposa Carlo Acutis. Davanti alla sua tomba, molti si sono fermati in silenzio, affidando al giovane beato le speranze delle nuove generazioni. La sua testimonianza, così vicina nel tempo e profondamente attuale, ha toccato in modo particolare i cuori, ricordando come la santità sia possibile anche nella quotidianità, tra studio, amicizie e vita ordinaria. Tappa significativa è stata anche la Basilica di Santa Chiara, dove è custodito il corpo di Santa Chiara d’Assisi. In quel luogo raccolto e luminoso, i pellegrini hanno potuto sostare in preghiera, riscoprendo la forza silenziosa di una donna che, con determinazione e dolcezza, scelse di seguire il Vangelo sulle orme di Francesco, vivendo nella povertà e nella contemplazione.
Non è facile descrivere ciò che si prova in quei momenti. Le parole sembrano insufficienti. Resta il silenzio, resta la gratitudine, resta una pace che non fa rumore ma si deposita lentamente nell’anima. Il pellegrinaggio è stato anche condivisione: volti, passi, canti, riflessioni comuni. «Camminare insieme rafforza il senso di appartenenza – ha detto Antonella – e ricorda che la fede non è mai un’esperienza solitaria, ma comunitaria». Ha poi aggiunto: «Ripartendo da Assisi si porta via qualcosa di invisibile ma reale: uno sguardo più essenziale, un desiderio più autentico di semplicità, un invito concreto a costruire pace nei piccoli gesti quotidiani. Perché Assisi non è soltanto una meta: è una luce che continua ad accompagnare il cammino».
Sostare davanti al corpo del Santo ha rappresentato un’esperienza profonda e silenziosa. In quel luogo carico di spiritualità, la testimonianza di Francesco continua a parlare con semplicità e forza, ricordando che il Vangelo può essere vissuto attraverso gesti concreti di pace, umiltà e amore verso ogni creatura. Durante il pellegrinaggio, i momenti di preghiera condivisa e di raccoglimento personale hanno favorito un clima di autentica comunione, permettendo ai partecipanti di riscoprire il valore dell’essenziale. Lontani dal ritmo frenetico della quotidianità, è stato possibile ritrovare uno spazio interiore di ascolto e di affidamento. Il significato più profondo del pellegrinaggio si è rivelato però nel ritorno. L’esperienza vissuta ad Assisi non resta un ricordo individuale, ma diventa un dono da condividere con le proprie comunità. Tornare significa portare con sé uno sguardo rinnovato, capace di riconoscere la presenza di Dio nella semplicità della vita quotidiana e nelle relazioni di ogni giorno. Il messaggio di San Francesco, fondato sulla fraternità e sulla pace, continua così il suo cammino anche nella nostra diocesi, chiamando ciascuno a tradurre quanto vissuto in gesti concreti di accoglienza, ascolto e solidarietà. Assisi resta accesa alle spalle, ma una luce parte insieme a chi torna.
Un pellegrinaggio che si conclude nel viaggio di ritorno, ma che continua nel cuore e nella vita delle comunità che lo hanno reso possibile.
Antonella Sedda















