Il mondo: superficiale, complesso, liquido, mordi e fuggi, tutto e subito, vuole sapere – che cosa? –, vuole risposte – quali? –, vuole ficcanasare dappertutto – perché? –. Come reagire a questa scena, che passa e passerà (cfr. 1Cor 7, 31)? Semplice: tacendo!
Ma, a detta di qualcuno, non si può e non si deve! Come non si può e non si deve? Non è un imperativo categorico. È possibile un’altra via: quella del tacere. Questo perché, “i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo” (cfr. Lettera a Diogneto).
Nella selva oscura del paesaggio contemporaneo, post-moderno ma di fatto sempre più indefinibile, tacere ci rende: liberi, autonomi, non impantanati e vincolati a tutte quelle logiche che non sono conformi e nulla hanno a che fare con il Vangelo, con il suo annuncio per le strade e i marciapiedi delle città degli uomini.
Sì, tacere! Tacere di fronte alle morbose curiosità, alla notizia effimera di cartastraccia, alle aggressioni perpetrate contro la sacralità della intimità, alla violenza del pre-giudizio, alla facile e sbrigativa condanna e pena.
Sì, tacere! È questa la risposta che viene, sgorga,direttamente dalla Parola di Dio, lampada per i passi, luce nel cammino della vita (cfr. Sal 118, 105). Se non ci abbeveriamo e dissetiamo a questa sorgente zampillante, avremo sempre sete e arsura di interventi, risposte, pasticci, ambiguità, detto e non detto.
Nella Babele mediatica che tutto tritura e mastica, è molto facile cadere in contraddizione, mentire, tradire, complicare, esacerbare. Questo, perché gli strumenti sulla scena non sono adatti, essendo umani, a una comunicazione eticamente e moralmente, sempre e comunque, a servizio della Verità. Questo, perché siamo ancora fermi al: “Che cos’è la verità?” (Gv 18, 38) di Ponzio Pilato.
Perciò, è urgente, indispensabile, la sempre possibile via del tacere. Occorre, subito, mangiare e nutrirci del vero e unico pane che veramente sazia e riempie: il pane vivo del Vangelo, che con i suoi insegnamenti ci indica “come si vadia in cielo e non come vadia il cielo” (Galileo).
Dunque, più che mai, questo nostro tormentato tempo, divenire rapidissimo, chiede a noi cristiani, discepoli della Parola fatta carne, Storia, di rinunciare, abbandonare la brama di rispondere, di dire la nostra, di farci sentire e ascoltare a tutti i costi. Ah, quante e quante volte la nostra rauca e stonata tromba ha solo amplificato, disorientato, seminato perplessità dannose e compromettenti. Ah, quante e quante volte ancora i nostri sottili ragionamenti ci hanno reso ridicoli, patetici, sono stati motivo di pesanti critiche e persino d’inciampo. Sollecitati, richiesti, pur inseguiti, provocati, pizzicati nell’amor proprio, quasi sempre in questi casi sarebbe stato molto meglio, secondo Vangelo, tacere, far seguire silenzio. Intanto, poi, il mondo passa e corre e non è più.
Qual è il fondamento della praticabile via del sapienziale tacere? Perché tacere? Perché tanti personaggi che popolano la storia della salvezza, la profezia e l’annuncio, spesso tacciono, non aprono bocca, non dicono nulla. Tutti costoro sono l’esempio, i testimoni, i modelli, la fonte di chi oggi sceglie di tacere, di non impugnare nessuna spada. Tra questi, Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Parola eterna di Dio padre e creatore che tace umilmente, non risponde (cfr. Gv 19, 8-10), in quel suo totale abbassamento che sconfigge, vince il mondo.
Chi tace: disorienta, fa indietreggiare e cadere i potenti(cfr. Lc 1, 52), non si presta a dar porto alla superbia, non soddisfa malsani appetiti, non cade sotto la tentazione delle lusinghe.
Ecco, allora, il servo sofferente (cfr. Is 53, 7), il maestro e signore in cammino verso Gerusalemme (cfr. Lc 21, 13-15), il figlio dell’uomo nella tenebra e nel dramma del Getsemani (cfr. Mt 26, 51-52). Ecco, ci ha dato l’esempio!
Dopo di lui gli apostoli e i martiri dei primi secoli, anche donne e bambini. Infatti, a un mondo persecutorio, opprimente, annientante, si rispose con il silenzio, la non-violenza, l’offerta della propria vita. E quando le orde barbariche, distruggendo i confini dell’impero romano cristiano, dilagarono, come fiume in piena, per tutte le contrade d’Europa mettendo a ferro e fuoco quel che incontravano, avidi com’erano di ricchezze e di potere, la risposta fu: Benedetto da Norcia, i monaci, i monasteri, il monte, la solitudine, il silenzio. Dunque, non spade, non un contrattacco, ma preghiera, meditazione, studio, riflessione. Fu, questa, una vocazione e scelta che salvò la cultura e l’identità cristiana aprendo la via al Vangelo del dopo Roma.
Così la Storia occidentale. Oggi, le nuove barbarie, premono sulle nostre coscienze, paure, dubbi, contraddizioni, ammiccamenti, compromessi, vino annacquato, ingerenze, affari; su tutto quello che pur sentiamo lontano dal Vangelo, distrazione, mondanità.
Eppure, c’è una via possibile, che attente di essere percorsa, battuta, trafficata, ostentata e testimoniata: il tacere secondo Vangelo, il tacere per dare voce a lui e a lui solo. Mettiamoci in cammino per essere i cristiani di questa via.
Sandro Serreri
