Una serata di fede, testimonianza e condivisione, iniziata nella preghiera e proseguita attraverso il racconto di una terra lontana, ma capace di trasmettere valori profondamente universali. È quella vissuta ieri sera alla Chiesa della Sacra Famiglia di Olbia, nell’ambito della 41ª Festa della Sacra Famiglia, con la presentazione del libro “Tra il cielo e la Savana. Il mio cammino nella missione” di Padre Daniel Lorunguiya, missionario della Consolata originario del Kenya.
L’appuntamento è iniziato con la Santa Messa delle 19, concelebrata da Padre Daniel, don Roberto Spano viceparroco della Sacra Famiglia, don Gianfranco Zintu anch’egli missionario della Consolata. Alla celebrazione ha prestato servizio il diacono Luciano Contu, mentre era presente anche don Andrea Raffatellu insieme a numerosi parrocchiani e collaboratori della comunità.
Al termine della celebrazione, l’incontro è proseguito nel Salone Parrocchiale, dove, alle 19.45, si è aperto il momento dedicato al libro. Un appuntamento che, fin dalle prime battute, ha assunto il carattere di una vera testimonianza: non soltanto la presentazione di un volume, ma il racconto di una vita, di una vocazione e di una comunità.
Padre Daniel ripercorre il proprio cammino umano e spirituale: dalla terra d’origine, il Kenya, alla scoperta della vocazione missionaria, fino alle esperienze maturate nel corso degli anni.
Un racconto personale che diventa anche occasione per conoscere più da vicino una realtà, quella africana, spesso raccontata attraverso numeri e immagini, ma che nelle parole del missionario acquista il volto delle persone, dei villaggi, delle famiglie e delle comunità incontrate.
A introdurre la serata è stata Eulalia Caramanica sorella dell’editore Armando Caramanica,
che ha raccontato come è nato l’incontro con Padre Daniel e come, quasi per caso, sia iniziato il percorso che ha portato alla pubblicazione del libro. Un incontro nato quindi quasi casualmente, ma che, nelle sue parole, ha avuto fin dall’inizio qualcosa di speciale.
«Mi ha trasmesso energia e positività», ha raccontato, spiegando di aver percepito immediatamente qualcosa di importante in quella voce e in quella storia. Ancora prima di leggere una riga, una parola del libro, aveva intuito che si trovava davanti a una testimonianza che meritava di essere conosciuta e condivisa.
Da quell’intuizione è nato un entusiasmo condiviso, quello che ha portato alla pubblicazione di “Tra il cielo e la Savana”, un’opera che accompagna il lettore in un mondo spesso lontano dal nostro, ma ricco di emozioni, di umanità e di un rapporto profondo con la natura e con il creato.
Il libro racconta il percorso umano e spirituale di Padre Daniel: l’infanzia nella sua terra, l’esperienza della vita nella savana, la cultura del suo popolo e, soprattutto, quella chiamata alla vocazione che lo ha condotto a diventare missionario.
Un percorso di fede che, come è emerso durante la serata, non può essere separato dalla realtà nella quale Padre Daniel è cresciuto.
E proprio la savana è stata una delle grandi protagoniste del racconto.
Padre Daniel ha spiegato di aver imparato lì la fede e la fiducia in Dio, soprattutto nei momenti in cui la vita diventa più difficile. Quando manca l’acqua, quando la siccità mette a dura prova le persone e gli animali, quando le condizioni diventano complicate, la speranza, però, non viene meno.
Anche i bambini, ha raccontato, imparano a guardare avanti. Sanno che, dopo la difficoltà, può arrivare la pioggia. E quando finalmente arriva, la gioia è di tutti: delle persone, ma anche degli animali, perché la pioggia significa acqua, significa nutrimento, significa vita.
Da qui nasce uno degli insegnamenti più profondi che Padre Daniel ha portato con sé nel suo cammino: la vita della savana insegna la solidarietà.
Nessuno può affrontare le difficoltà da solo. Chi possiede qualcosa lo condivide con chi ha bisogno. La comunità si sostiene attraverso la condivisione. È una forma di solidarietà che non nasce da un principio astratto, ma dalla necessità e dalla consapevolezza che la vita di ciascuno è legata a quella degli altri.
Ed è proprio nella capacità di stare accanto all’altro che Padre Daniel riconosce anche la presenza di Dio.
La fede, ha spiegato, si riconosce nella vita quotidiana e nell’amore verso gli altri. Quando si ama e si accoglie il prossimo, si può sentire anche l’amore di Dio che abbraccia ogni creatura.
Un messaggio che assume un significato particolare nella società contemporanea, dove l’individualismo rischia sempre più di lasciare poco spazio alla dimensione spirituale e al senso della comunità.
La missione, invece, insegna a guardare oltre se stessi. E non è un caso, ha ricordato Padre Daniel, che molti missionari raccontino di aver ricevuto, dalle persone incontrate lungo il loro cammino, molto più di quanto abbiano dato.
Una lezione di gratitudine, dunque, anche per i piccoli doni della vita.
A rendere ancora più concreta questa testimonianza è stata la presenza di una giovane rappresentante della Porziuncola, realtà spirituale che ha vissuto un’esperienza missionaria in Kenya insieme a Padre Daniel.
La sua testimonianza ha raccontato un’accoglienza difficile da dimenticare. In quella terra, ha spiegato, le persone vengono viste come persone mandate da Dio e l’accoglienza assume immediatamente una dimensione fraterna.
Ha ricordato la vita nella savana, le condizioni difficili e l’esperienza vissuta durante la missione. E proprio l’arrivo della pioggia ha rappresentato uno dei momenti più significativi: le missionarie sono state accolte quasi come una benedizione, perché la pioggia, in quella realtà, significa vita.
Eppure, nonostante la povertà e la mancanza di tante cose, quelle comunità hanno saputo donare. Bracciali, collane, piccoli oggetti diventavano segni di un’affettuosa accoglienza. Chi aveva poco condivideva quel poco che possedeva.
Un paradosso solo apparente: chi ha poco riesce spesso a donare moltissimo.
La solidarietà raccontata da Padre Daniel trova oggi anche una forma concreta nel progetto collegato alla pubblicazione del libro. Il ricavato delle vendite sarà destinato all’acquisto e alla distribuzione di cisterne da 5.000 litri per la raccolta dell’acqua piovana, destinate ai villaggi del nord del Kenya, tra cui Baragoi, Natiti e Bendera.
L’acqua diventa così il simbolo più concreto di questo ponte tra Sardegna e Africa: una risorsa semplice, indispensabile, che può significare sopravvivenza, dignità e speranza per intere comunità.
La serata ha toccato anche una dimensione più personale, quella del legame di Padre Daniel con la propria terra. Il Kenya è il luogo delle sue radici, della sua infanzia, della sua formazione e della sua vocazione. Un legame che rimane forte anche dopo essere partito per la missione.
Lo scorso anno Padre Daniel è tornato nel suo Paese e, durante l’incontro, non è mancata la domanda se un giorno gli piacerebbe tornare definitivamente nella sua terra.
La risposta ha lasciato spazio a una speranza: quel desiderio esiste, perché certe radici non si possono recidere e il legame con la propria terra continua a vivere nel cuore.
Al termine della serata Padre Daniel ha rivolto parole di gratitudine a don Andrea, ai parrocchiani e a tutti i collaboratori che hanno reso possibile l’incontro e che hanno condiviso con lui questo momento.
Poi, a chiudere la serata, è stata Eulalia, con una benedizione.
Una conclusione che ha raccolto idealmente il significato di tutto l’incontro: fede, missione, accoglienza e solidarietà.
“Tra il cielo e la Savana” non è dunque soltanto il racconto della vita di un missionario. È un invito a fermarsi e ad ascoltare una lezione che arriva da lontano, dalla savana kenyana, ma parla anche a noi.
Una lezione fatta di condivisione, gratitudine, speranza e fede.
Perché nella savana, dove l’acqua può mancare e la vita può essere difficile, nessuno viene lasciato solo. Chi ha qualcosa lo divide. Chi riceve accoglie. E quando finalmente arriva la pioggia, la felicità diventa una gioia collettiva.
È forse proprio questo il ponte che Padre Daniel, attraverso il suo libro e la sua missione, continua a costruire: un ponte tra popoli e culture, ma soprattutto tra persone, nel segno di quell’amore che, come ha ricordato, permette di riconoscere la presenza di Dio nella vita di ogni creatura.
Antonella Sedda





