TEMPIO PAUSANIA – Una chiesa, le voci dei ragazzi, i canti, i gesti e una riflessione comune sul rapporto tra l’uomo e ciò che lo circonda. Si è svolta nella parrocchia del Sacro Cuore di Tempio Pausania la Veglia diocesana per la cura e la custodia del Creato, alla presenza del vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias, padre Roberto Fornaciari.
L’incontro, inserito nel percorso del “Tempo del Creato 2026”, ha alternato momenti di preghiera, riflessione, musica e animazione. Una presenza particolarmente significativa è stata quella dei ragazzi e delle ragazze, tra cui numerosi scout, che attraverso canti e danze hanno richiamato i temi della natura, dell’acqua e della responsabilità dell’uomo verso la casa comune.
Sono stati proprio i più giovani a dare alla serata una delle immagini più efficaci. La loro vitalità, la spontaneità e la capacità di stare insieme hanno accompagnato il richiamo alla bellezza del Creato: due realtà diverse, ma accomunate da una stessa esigenza di cura. Da una parte un ambiente che non può essere considerato una risorsa inesauribile, dall’altra nuove generazioni alle quali consegnare non soltanto un territorio tutelato, ma anche il senso di appartenenza a una comunità.
La veglia si è svolta in un clima raccolto, che ha forse reso ancora più evidente il valore di occasioni nelle quali la comunità è chiamata a ritrovarsi. Perché il tema della custodia non riguarda soltanto la natura: riguarda anche i legami, la partecipazione e la capacità di sentirsi parte di un luogo e di una storia condivisa.
In un tempo nel quale molte forme di aggregazione sembrano più fragili, momenti come quello vissuto al Sacro Cuore ricordano che una comunità non è soltanto un insieme di persone che abitano lo stesso territorio. È una realtà che ha bisogno di incontrarsi, di riconoscersi, di partecipare. E la presenza dei ragazzi, forse più di ogni discorso, ha restituito il senso più autentico della serata.
La riflessione sul Creato è diventata così anche una riflessione sul futuro: sulla responsabilità di custodire ciò che abbiamo ricevuto e sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni non soltanto un ambiente più sano, ma anche comunità capaci di essere vive, presenti e accoglienti.





