Sab. Gen 17th, 2026

Un anno di servizio, intervista alla direttrice dell’Ufficio scuola diocesano Maria Pina Scriccia

Direttrice Scriccia, è il suo primo anno alla guida dell’Ufficio Scuola. Che tipo di eredità ha raccolto e con quale spirito ha affrontato questo nuovo incarico affidatole dal nostro vescovo?

Lo scorso anno, Padre Roberto Fornaciari, mi ha affidato l’incarico di direttore del Servizio Diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica. Ho accettato con grande titubanza, spirito di sacrificio e servizio alla Diocesi. Ero ben cosciente che subentrare a don Gianni Satta, che ha guidato questo Servizio con dedizione e impegno per quasi un trentennio, non sarebbe stato facile anche se, devo dire, l’eredità lasciata è importante: un corpo docente ben preparato e motivato, grazie alla dedizione con la quale don Gianni ha seguito l’ufficio scuola e gli insegnanti di religione, curandone in modo particolare la formazione didattica ed ecclesiale.
È stato per me un aiuto la volontà del vescovo di affiancarmi una commissione formata, oltre che dal vicario generale e dal vicario per la pastorale, da persone che hanno vissuto e che vivono il mondo della scuola e da un legale. Alle riunioni di questa equipe è sempre invitato il vescovo, che vi partecipa in base ai suoi impegni, in modo che le decisioni da effettuare siano sempre condivise e, potremmo dire, prese sinodalmente.

A partire dallo scorso anno scolastico è stato introdotto un elenco graduato per l’assegnazione delle cattedre. Può spiegarci come funziona e quali criteri avete adottato per stilare la graduatoria? È vero che si è tenuto conto anche dello stato di famiglia e della partecipazione ai corsi di aggiornamento?

È stato introdotto un elenco graduato per avere un criterio obiettivo per l’assegnazione delle cattedre. In tale elenco vengono assegnati dei punteggi in base ai titoli di studio, allo stato di famiglia, agli anni d’insegnamento e alla partecipazione al corso di aggiornamento organizzato dal Servizio diocesano IRC.
L’anno scorso gli insegnanti hanno potuto confermare la cattedra che avevano o sceglierne un’altra in base a tale elenco, avvicinandoci al sistema statale che usa una precisa graduatoria: chi aveva più punti è stato chiamato prima degli altri, avendo così una maggiore scelta. Rimane sempre al vescovo un margine discrezionale, usato per lo più per i sacerdoti e coloro che sono all’interno di un cammino vocazionale.

A proposito di corsi di aggiornamento, quest’anno avete scelto un filo conduttore originale: la letteratura. Perché questa scelta e con quali obiettivi?

Abbiamo scelto, in collaborazione con l’Istituto Euromediterraneo, di intraprendere un cammino di formazione culturale: Fede e Letteratura.
Papa Francesco attribuiva un grande valore alla letteratura, ritenendola “uno strumento fondamentale per la formazione personale, aiutando a sviluppare una maggiore sensibilità umana e la capacità di empatia e di comprensione degli altri”.
Sono stati inseriti diversi temi: “La lettera di Papa Francesco sul ruolo della letteratura nella formazione”; “La poesia di Alda Merini”; “Dante profeta di speranza”; “Guardini legge Dante”; “Il caso di Cormac McCarthy”; “Don Giovanni di Mozart: il coraggio di scegliere”.
Sono stati proposti agli insegnanti anche altri incontri organizzati dall’IEM, non meno importanti dei primi: “A 30 anni da Evangelium Vitae: l’attualità di un messaggio”; “Teoria Gender: luci ed ombre di una questione antropologica”.
L’incontro di novembre ha visto la trattazione di un tema particolarmente importante e attuale in collaborazione con il Servizio diocesano per la tutela dei minori: “Fattori predittivi e segnali di abuso (psicologico, fisico e sessuale)”; la Diocesi ha sviluppato diversi servizi al fine di tutelare i minori.

Quest’anno si è svolto il concorso straordinario per gli insegnanti di religione ed è in corso quello ordinario. Quante persone hanno partecipato e in che modo l’Ufficio è stato al fianco degli insegnanti?

Ventidue docenti hanno partecipato al concorso straordinario e sono risultati idonei, anche se non tutti potranno entrare in ruolo immediatamente.
Altri quindici docenti hanno sostenuto la prima prova del concorso ordinario, i quali per poter ricevere l’idoneità richiesta, sono stati valutati da una commissione ad hoc sia a riguardo delle capacità didattiche sia a riguardo delle motivazioni che li ha portati a scegliere tale insegnamento.
Il Servizio ha supportato gli insegnanti non solo con l’informazione dei requisiti e delle scadenze ma soprattutto sollecitandoli ed incoraggiandoli a partecipare ai corsi di preparazione al concorso ritenuti più idonei.

Molti insegnanti stanno completando la laurea magistrale per allinearsi ai requisiti previsti. Che valore ha, secondo lei, questo impegno formativo in più, spesso affrontato mentre si lavora già in classe?

Con l’anno che sta per iniziare finalmente tutti i docenti delle scuole medie di 1° e 2° grado, con incarico annuale della nostra diocesi, godono del titolo richiesto dalla legge.
Per quanto riguarda la scuola primaria e dell’infanzia, circa una decina di docenti con incarico annuale, per lo più all’infanzia, pur avendo conseguito il diploma triennale, non hanno ancora conseguito il titolo richiesto dalla legge.
Diversi docenti, per lo più con il ruolo di supplenti, devono ancora ultimare il triennio di studi e altri, invece, stanno completando il corso di laurea magistrale. Questo comporta un notevole impegno e sacrificio perché devono adempiere agli impegni scolastici e frequentare le lezioni dei corsi; solo con il conseguimento del titolo richiesto dalla legge potranno essere veramente equiparati ai docenti delle altre discipline.
Abbiamo dato precise indicazioni per le quali a partire dall’anno scolastico 2027-28 non sarà più possibile ricevere incarichi annuali senza avere il titolo richiesto dalla legge. A questo proposito faccio un accorato appello a chi sta studiando di concludere quanto prima il corso di studi.
Invito i giovani diplomati o laureati, che volessero insegnare religione nelle nostre scuole, di iniziare gli studi presso gli istituti superiori di scienze religiose in quanto, se conseguito il titolo necessario e riconosciuti dalla Chiesa idonei, sicuramente avrebbero la possibilità di insegnare appena finiti gli studi.

Parliamo di numeri. Quanti sono, oggi, gli studenti che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica nella nostra diocesi? E quanti invece scelgono di non avvalersene? Che lettura si può dare di questi dati?

Anche quest’anno, come nei precedenti, abbiamo compilato la tabella degli avvalentesi dell’ora di religione e non, nella nostra Diocesi.
Dalle percentuali rilevate si evidenzia una sostanziale tenuta in tutti i settori, con un lieve calo nella scuola secondaria di I° grado (prevalentemente nelle scuole della zona costiera).
Comunque i risultati in tutti i gradi di scuola sono superiori rispetto alle percentuali nazionali. Ciò significa che continua ad essere apprezzato dalle famiglie il difficile e delicato compito scolastico degli insegnanti di religione cattolica, svolto evidentemente con professionalità ed impegno.

Dal punto di vista organizzativo, quest’anno è stato confermato il principio delle cattedre omogenee ed introdotto il principio della continuità didattica. Cosa significa, in concreto, e che impatto ha avuto sulla distribuzione degli incarichi?

A partire dall’anno scolastico appena concluso sono state formate delle cattedre omogenee prima della loro assegnazione: concretamente significa aver raggiunto il carico orario — 18 ore alle scuole medie e 24-25 ore alla scuola primaria e dell’infanzia — nel minor numero possibile di istituti scolastici. Là dove ci fosse la necessità di più istituti, questi devono essere geograficamente vicini, evitando spezzoni di orario in più istituti lontani l’uno dall’altro.
Il 50% delle cattedre delle medie completa in un unico istituto scolastico, il 75% per le cattedre della primaria e dell’infanzia.
Per ottenere questo risultato sono state create delle cattedre che comprendono scuola dell’infanzia e primaria nello stesso circolo didattico. Da quest’anno abbiamo introdotto per tutti gli insegnanti titolati, per quanto è stato possibile, la continuità didattica, ossia la riconferma automatica nella stessa cattedra a garanzia di un percorso educativo costante, migliorando il rapporto di fiducia tra l’alunno, l’insegnante e la scuola.
Solo il docente può chiedere di avere una diversa utilizzazione, che viene assegnata in base all’elenco graduato e delle cattedre rese libere, per lo più per gli insegnanti andati in pensione o che hanno rinunciato all’insegnamento.

Un momento molto atteso è stato il Giubileo di tutti i docenti con il Vescovo. Cosa ha rappresentato questo evento per voi e per tutta la comunità scolastica?

Il 28 giugno abbiamo celebrato il Giubileo degli insegnanti di religione alla presenza del Vescovo e del Vicario Generale. È stato un evento molto toccante e un momento di riflessione profonda, essendo i docenti definiti “testimoni di speranza, capaci di unire competenza professionale e attenzione ai singoli alunni, aiutandoli a scoprire il senso e la bellezza della vita”.

Guardando ai prossimi mesi, quali sono le sue priorità? E che messaggio vuole lanciare agli insegnanti di religione cattolica della diocesi?

Nei prossimi mesi affronteremo il nuovo corso di aggiornamento su: “Fede e scienza”, con illustri relatori che potranno mettere in luce una realtà in cui la scienza e la spiritualità non solo coesistono, ma si arricchiscono reciprocamente.
Vorrei sollecitare gli insegnanti a continuare il loro importante lavoro che è una vera missione, vivendo la propria vita con coerenza e appartenenza ecclesiale.

By G&A

Related Post