Ven. Gen 23rd, 2026

Il Kerigma, ovvero il Primo Annuncio e l’Oratorio di San Ponziano, Olbia

“κήρυγμα”, significa annuncio, proclamazione. È la buona novella di Gesù annunciata ai non credenti.

La Chiesa da secoli, come una navicella ben equipaggiata, valica i procellosi mari della Storia. Anche oggi sta attraversando un momento complesso e critico, dovuto al cambiamento di un’epoca.

Come ha scritto Monsignor Walter Ruspi, i mutamenti, cui tutti noi assistiamo, comportano “delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza.”

La Chiesa, sempre attenta e sensibile ai tempi che vive, si interroga, riflette, poiché è portatrice responsabile di un messaggio, quello evangelico, che vivifica i cuori di intere generazioni. Di quel messaggio evangelico ne beneficia la società tutta poiché annuncio edificante, così come lo è stato nel dopoguerra, quando un’intera generazione di giovani cattolici (responsabili, onesti e attivi cittadini) ha contribuito alla ricostruzione del nostro Paese e alla nascita della Repubblica.

Come diceva Don Bosco: “Un buon cristiano è un onesto cittadino”.

Attualmente la Chiesa è sollecitata all’annuncio soprattutto nelle grandi concentrazioni urbane, dove l’aridità umana e l’impoverimento sociale hanno il sopravvento, smarrendo i cuori e le menti che arrivano a negare, deridere, ridicolizzare Cristo e la sua Parola. In tali contesti la Chiesa è chiamata ad intervenire con nuovi paradigmi, con altre modalità interattive. Così come nuovi approcci sono in atto per tutelare una gioventù e un’infanzia in balia dei social e di molteplici agenzie pseudo-educative che disorientano e allontanano dal percorso di una crescita sana.

Già nel Convegno della Chiesa italiana del 2015 a Firenze Papa Francesco espresse le proprie riflessioni e indicazioni: «Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo».

Pertanto riconoscere, interpretare, scegliere costituiscono le tappe di coloro che si impegnano in un servizio ecclesiale e salesiano, e che, con discernimento, si attivano e agiscono al fine di generare futuro. Il teologo Ratzinger nel 1969 affermò che “il futuro della Chiesa può venire e anche oggi verrà solo dalla forza di coloro che hanno profonde radici e vivono con una pienezza pura della loro fede”.

I Salesiani di Don Bosco sono molto attivi e presenti nella cura delle nuove generazioni, del loro futuro, e nella Parrocchia di S. Ponziano, Papa Martire, di Olbia, il cui Parroco è Don Alessandro Fadda. In questo mese di luglio è partito il progetto “Estate Ragazzi”, curato da Don Ezio Rossi con la collaborazione di Don Tommaso Giuliano, del seminarista Riccardo Sanna, di alcuni genitori e catechiste.

La Comunità Educativa Pastorale di San Ponziano di Olbia ha organizzato quattro settimane di attività ricreative, ricche di riferimenti culturali, artistici, teologici, in cui bambini e adolescenti si ritrovano insieme e giocano impegnando il corpo, il cuore, la mente. Svolgono attività motorie, sviluppano la percezione, l’attenzione e la capacità di ascolto, la memoria, il pensiero e le funzioni esecutive. Fra i ragazzi vi sono gli animatori, tutti adolescenti diligenti, che volontariamente e responsabilmente si prestano a coadiuvare i sacerdoti nella guida dei più piccoli, nell’organizzazione degli spazi e delle attività svolte.

In tal modo tutti maturano il senso della Comunità, dello stare insieme, dell’essere responsabili gli uni verso gli altri, del crescere assieme nel rispetto reciproco. E c’è anche il coinvolgimento delle famiglie con due serate di grigliate al fine di rinsaldare i vincoli di amicizia attraverso la convivialità.

Quello di San Ponziano di Olbia è il Primo Annuncio attraverso l’Oratorio.

Il primo oratorio, nel senso moderno del termine, fu fondato da San Filippo Neri a metà del 1500. Sorto a Roma, l’oratorio aveva l’obiettivo di creare una comunità di religiosi e di laici uniti dalla carità, sull’esempio degli apostoli. L’oratorio non era solo un luogo di preghiera bensì anche uno spazio per attività educative e ricreative, specialmente per i giovani.

Simile e al contempo diversa è l’esperienza nell’oratorio di San Giovanni Bosco, tre secoli dopo quelle di San Carlo Borromeo e di San Filippo Neri. L’oratorio di Don Bosco si trovò a fronteggiare nuove e sfidanti emergenze sociali, causate dall’inurbamento e dal processo della pre-industrializzazione, dall’anticlericalismo liberale

Gabriella Toritto

By G&A

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