28 luglio 2025, chiesa di San Giuseppe. Omelia di mons Roberto Fornaciari.
Dal libro dell’Esodo abbiamo ascoltato l’episodio del vitello d’oro. Questo racconto ci dice quanto il popolo di Dio, in ogni tempo, sia esposto al rischio dell’idolatria, sotto qualunque forma. Questo è il vero unico peccato: tradire Dio e il suo progetto sull’umanità per rincorrere altri dei, gli idoli che in ogni tempo l’umanità costruisce e la società ci propone.
La commemorazione delle vittime di Curragghja, ma anche la cronaca di questi giorni, di questa stessa mattina a Serramanna, a Villasimius, a Orosei, ci costringono a parlare di incendi boschivi.
Le cause di fondo della minaccia all’ambiente sono nella mentalità, negli atteggiamenti e nello stile di vita dell’uomo. Nel suo correre dietro agli idoli, l’inseguire stili di vita alimentati dal superfluo, dal consumismo, dallo sfruttamento e dalla sopraffazione, a discapito della ricerca dell’essenziale, dell’armonia con la natura, della solidarietà con tutti.
Più volte i Vescovi della regione, singolarmente o collegialmente, in passato sono intervenuti contro questo fenomeno, perché ciascuno prenda coscienza delle proprie responsabilità nell’impegno per la tutela globale dell’ambiente, dal singolo cittadino alle istituzioni, e della gravità del peccato contro Dio e contro gli uomini perpetrato da chi consapevolmente attenta alla natura, danneggia la terra e il futuro dell’umanità.
Già il Concilio Plenario Sardo pronunciò parole chiare relative al fenomeno degli incendi e altre minacce dell’ambiente naturale. Così si esprimeva:
« Dio ha fatto dono alla Sardegna di una natura particolarmente bella, con tratti che la rendono quasi “unica”, nel cuore del Mediterraneo. L’ambiente dell’Isola esprime tuttora la traccia di un carattere rimasto immutato per millenni e la traccia di un rapporto tra l’uomo e il territorio che coinvolgeva ogni aspetto della comunità, in una singolare amalgama: due caratteristiche che costituiscono anche oggi, per molti versi, la singolarità e la vera ricchezza dell’Isola. Molti fattori, anche nella nostra terra, minacciano tuttavia il rapporto armonico dell’uomo con l’ambiente: l’eccessiva cementificazione, talvolta per motivi di speculazione economica; la presenza di alcune industrie massivamente inquinanti e ingombranti; lo smaltimento di masse di rifiuti sempre più consistenti; episodi di vandalismo e di mancanza di rispetto per cose pubbliche e private, che porta a distruggere, danneggiare e imbrattare. Ma particolarmente gravi per la loro devastazione quasi irreparabile, per la loro frequenza e soprattutto per la negatività dell’atteggiamento morale che sta alla loro origine, quasi sempre volontaria e dolosa, sono gli incendi ».
Causare incendi boschivi è un modo per depredare le risorse della terra. Papa Francesco, con un ampio sguardo al nostro pianeta, nella Lettera enciclica Laudato si’ricordava: «[32] La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse estremamente importanti, non solo per l’alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi. Le diverse specie contengono geni che possono essere risorse-chiave per rispondere in futuro a qualche necessità umana o per risolvere qualche problema ambientale. [33] Ma non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali “risorse” sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in sé stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana ».
Rivolgendo lo sguardo in casa nostra, non possiamo assistere con fredda assuefazione e rassegnata passività al fenomeno ricorrente degli incendi boschivi.
Per contrastare e superare tale dramma economico e sociale occorre una vivace ed efficace reazione delle coscienze, una mobilitazione culturale popolare, come è avvenuto per le forme più gravi di criminalità organizzata.
L’etica del bene comune si deve manifestare nella vigilanza attiva ed operosa: sia per la prevenzione dei danni, sia per la custodia gelosa di un bene così raro qual’è il patrimonio forestale nella nostra Sardegna.
Davanti agli incendi che si moltiplicano in questi giorni, la coscienza di tutti deve porsi domande e rimanere segnata, perché l’ambiente in cui viviamo è la nostra casa. Mettere a rischio, ferire così l’ambiente, significa mettere a rischio la vita, provocare danni, creare panico. Dobbiamo far crescere una cultura che metta assieme la dignità dell’uomo e il rispetto dell’ambiente.
Sempre dobbiamo essere grati verso coloro che si sono adoperati e si adoperano, anche a rischio della vita, per la tutela e la protezione: tutte le istituzioni, i corpi, le popolazioni che si prodigano anche in questo momento, a tutela e custodia della nostra casa comune.
Tutti dobbiamo essere uniti nella condanna di chi provoca tutto questo, o non vigila su questo, è un reato e un peccato grave contro Dio e contro gli uomini.
