Ogni anno, il 22 agosto, la Chiesa ci invita a contemplare Maria con il titolo di Regina. Un appellativo che, a prima vista, sembra lontano dalla sua vita semplice e silenziosa: Maria non ha mai cercato troni né corone, non ha mai alzato la voce per comandare. Eppure, proprio la sua umiltà, la sua obbedienza e la sua fede totale hanno fatto di lei la Madre gloriosa che oggi invochiamo come Regina del cielo e della terra. Maria è Regina perché è Madre di Cristo, Re dell’universo. Ma la sua regalità non somiglia a quella degli uomini. Non è fatta di potere, di ricchezze o di privilegi. È la regalità dell’amore che si dona, della vicinanza che non abbandona, della preghiera che sostiene i figli nei momenti di prova. Maria non regna imponendo, ma accogliendo; non domina, ma accompagna; non impone leggi, ma apre le braccia come Madre. Già nel cenacolo, dopo l’Ascensione di Gesù, la vediamo circondata dagli Apostoli. Non è lei a guidarli con parole autorevoli, ma la sua presenza discreta li sostiene e li unisce nell’attesa dello Spirito Santo. Questo è il segno della sua regalità: custodire, intercedere, incoraggiare, con la forza silenziosa che nasce dalla fede.
Invocare Maria come Regina non significa allontanarla, né collocarla su un piedistallo irraggiungibile. Al contrario, è riconoscere che la sua grandezza è vicina, perché si fonda sull’umiltà e sul servizio. Lei, che in terra ha vissuto da serva, in cielo è stata innalzata come Regina: non per sé stessa, ma per condurre i suoi figli verso Cristo.
Celebrando questa festa, comprendiamo che la vera regalità non coincide con il potere, ma con l’amore che si fa dono. Maria Regina ci mostra che la strada verso la gloria passa per la via dell’umiltà, e che chi si fida di Dio senza riserve viene esaltato dalla sua grazia.
Antonella Sedda
