«Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siamo stati chiamati».
Con queste parole dell’apostolo Paolo si è aperta ieri la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, un tempo prezioso che invita le Chiese e i credenti di ogni confessione a fermarsi, ascoltare e pregare insieme.
È una settimana che non nasce dal desiderio di uniformare, ma dal bisogno profondo di riconoscersi fratelli, figli dello stesso Padre, discepoli dello stesso Cristo. Le differenze storiche, culturali e teologiche non vengono negate, ma illuminate dalla preghiera, perché ciò che unisce è infinitamente più grande di ciò che divide. Pregare per l’unità significa affidare a Dio le ferite della storia, le incomprensioni, le distanze ancora esistenti. Significa anche assumersi una responsabilità concreta: quella di vivere ogni giorno il Vangelo dell’amore, del rispetto e del dialogo, cominciando dalle piccole comunità, dalle famiglie, dai luoghi della quotidianità. L’unità dei cristiani non è un progetto umano, ma un dono dello Spirito, che va chiesto con umiltà e perseveranza. È un cammino che passa attraverso la conversione del cuore, il perdono reciproco, la capacità di guardare l’altro non come un estraneo, ma come parte dello stesso Corpo.
In un mondo segnato da divisioni, conflitti e paure, questa settimana di preghiera diventa un segno profetico: ricorda a tutti che la speranza cristiana è una sola e che solo camminando insieme possiamo essere testimoni credibili del Vangelo. Che questi giorni siano per ciascuno di noi un invito a costruire ponti, ad abbattere muri interiori e a lasciarci guidare dallo Spirito, perché davvero possiamo essere un solo corpo, animato da un solo amore.
Antonella Sedda
