Mer. Apr 22nd, 2026

Diocesi in lutto per la scomparsa di don Salvatore Melis

Lutto nella diocesi di Tempio-Ampurias per la morte di don Salvatore Melis, sacerdote originario di Laerru. Aveva 84 anni.

Nato il 16 giugno 1941, era stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1968 nella parrocchia di Santa Margherita a Laerru, per l’imposizione delle mani di mons. Giovanni Melis Fois. Nel corso del suo ministero ha servito diverse comunità del territorio, prima come vice parroco a Castelsardo, La Maddalena e Calangianus e poi come parroco a La Muddizza, Viddalba e Valledoria.

È morto questa mattina nella casa della sorella. Da questo pomeriggio le spoglie mortali saranno esposte nella chiesa di Santa Margherita a Laerru, dove giovedì 2 aprile alle 10.30 sarà celebrato il funerale alla presenza del presbiterio diocesano.

Figura conosciuta e stimata, don Melis ha dedicato la sua vita alla pastorale, accompagnando generazioni di fedeli e lasciando un segno profondo nelle parrocchie in cui ha operato.

La sua scomparsa rappresenta una perdita importante anche per la comunità di Laerru che, pur essendo un piccolo centro, ha donato alla Chiesa ben cinque sacerdoti: don Antonio Cascioni, don Paolino Ledda, don Armando Desole, don Salvatore Melis e don Gianni Sini.

Qui di seguito pubblichiamo alcune testimonianze dei suoi confratelli:

Don Gianni Satta: “È morto don Melis Foriccu per gli amici e chi lo frequentava condividendone lo spirito di autenticità. Vero uomo e vero prete. È impossibile riassumere una vita. Sessant’anni di presbiterato. Una fedeltà totale alla Chiesa. Finché gli è stato concesso ha celebrato i santi misteri. Ogni giorno ha recitato il breviario. Ogni sera ha recitato il santo Rosario. Ma non era una figura di un santino da immaginetta. Era il prete del popolo. Ne conosceva lo spirito, ne condivideva le gioie, sempre veloce con le battute mordaci e simpatiche, nei momenti conviviali come negli incontri personali. Ne conosceva le fatiche, dei campi e delle officine. Per molti era un mito. Per i devoti delle insegne era “don Mazzi”. Rispettoso ma libero. Grande spirito francescano. Un Laudato sii ante litteram, cultore, amante e promotore del creato e dell’ambiente. Iniziatore nella prima ora di pubbliche assistenze a servizio dei poveri, degli indigenti. Tra i fondatori della comunità di recupero di S’Aspru di padre Morittu, “basista” nei campi del Coghinas dei prodotti dell’ortofrutta per le comunità, per il seminario e per i singoli. Una credibilità che lo faceva tramite di una generosità senza limite. Le sue comunità parrocchiali vivevano in uno spirito di famiglia. Senza nulla togliere alla serietà della vita evangelica nelle sue comunità c’era un alone di gioia. Pochi convenevoli, nessuna separazione né distanza tra i fedeli ma mettevano tutti e ciascuno a proprio agio. Siamo stati insieme, lui a Viddalba io a Badesi, nella stessa zona pastorale. Pronto all’accoglienza (lo stazzo di La Menta) alla condivisione pastorale… praticamente nella assoluta fiducia, senza paura di invasioni di campo… nel portare via fedeli, sacramenti…pronto a dare il cambio…a aiutare senza calcoli. Un ultima testimonianza, non l’ultima. Le liturgie penitenziali soprattutto per Natale e per Pasqua con, sempre, 9 sacerdoti. Praticamente si confessava quasi tutto il paese nella parrocchia di viddalba cosicché era quasi impossibile la riservatezza tanta era la ressa…Divennero proverbiali gli schemi Melis 1 e 2 che facevano sorridere e arrossire noi preti. Non c’erano giri di parole come si è abituati a contestualizzare i peccati nelle confessioni. Melis chiamava il peccato per nome. E il bello era che il popolo non mormorava non sorrideva non ironizzava non tentennava non arrossiva. Viveva serenamente la penitenza o la riconciliazione. Uno così entra dritto in paradiso senza fare anticamera: « vieni ´servo ‘ buono e fedele… ». Le parrocchie di Calangianus. La Maddalena, Castelsardo, La Muddizza, Viddalba e Valledoria hanno motivo di ringraziare il Signore della messe per l’abbondanza dei suoi doni e lo affidano alla generosità della Sua Misericordia. A Dio don Salvatore”.

Don Cristian Garau: “Abbiamo appreso la morte di don Melis. A lui mi lega gran parte della mia vicenda vocazionale essendo stato il parroco della mia Ordinazione. A lui devo dei grazie immensi. Nel limite che segna la vita di ogni uomo e di ogni prete, don Melis è stato povero con i poveri, non solo immedesimandosi, ma vivendo spesso come molti di essi. Non aveva mai soldi perché quasi tutti li condivideva con gli ultimi. Libero anche nelle contraddizioni, ma vero, leale e di preghiera anche se questo lato non lo faceva conoscere; ma posso dirvi che pregava con fedeltà il breviario e quotidianamente faceva l’adorazione personale al Ss. Mo. Sono felice per questo prete che ho conosciuto nella mia vita e sono ancor piu felice di saperlo in Paradiso”.

By G&A

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