Mer. Giu 10th, 2026

Catechesi in Cammino: un percorso che invita a cambiare prospettiva

Si è svolto online l’ultimo incontro del percorso “Catechesi in Cammino”, promosso dalla Diocesi di Tempio-Ampurias, un cammino formativo che in questi mesi ha coinvolto catechiste e catechisti in un’esperienza di ascolto, confronto e crescita condivisa.
Ad aprire la serata è stata Lollo Angius, direttrice dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Tempio-Ampurias, che ha ricordato come questo incontro conclusivo fosse soprattutto un momento di verifica e rilettura del percorso vissuto insieme, per comprendere se qualcosa si fosse realmente mosso nel cuore e nel modo di vivere il servizio dei catechisti.
Successivamente ha introdotto una delle relatrici del percorso, Nives Gribaudo, incaricata regionale per la catechesi del Piemonte,
che ha ripreso proprio questo interrogativo: capire se, durante il cammino fatto insieme, fosse cambiato qualcosa nel modo di essere e fare catechesi.
L’obiettivo del percorso, infatti, è stato quello di aiutare i catechisti a guardare la catechesi da una prospettiva nuova: passare da una catechesi tradizionale, spesso centrata soprattutto sui contenuti, a una catechesi esperienziale, capace di riconoscere la presenza di Gesù nella vita concreta delle persone. La relatrice ha invitato i partecipanti a chiedersi se questo percorso sia stato una conferma del proprio servizio, un’occasione di confronto con altri catechisti oppure una possibilità per riprendere con entusiasmo il proprio cammino educativo e pastorale.
Molto significativo il racconto dei due passerotti posati sui rami di un salice. Uno, osservando le foglie dal basso, le vedeva bianche; l’altro, guardandole dall’alto, le vedeva verdi. Entrambi avevano ragione: le foglie del salice, infatti, mostrano colori diversi a seconda del punto di vista da cui vengono osservate. Solo mettendosi ciascuno nei panni dell’altro, i due passerotti riuscirono a comprendersi.
Un’immagine semplice ma profonda, utilizzata per sottolineare quanto sia importante, nella catechesi e nelle relazioni, saper guardare con gli occhi dell’altro, vivendo l’empatia e l’ascolto reciproco.
La relatrice ha poi lasciato ai catechisti un augurio attraverso le parole di don Tonino Bello:
“Ai bambini bisogna accostarsi con fede, non solo con rispetto. Perché dire con rispetto significa riconoscere che il bambino è fragile; dire con fede significa riconoscere che il bambino è pieno di Dio”.
Parole che invitano catechisti, famiglie ed educatori a rivolgersi ai più piccoli con uno sguardo capace di riconoscere che Dio è già all’opera nella loro vita.
Successivamente Lollo Angius ha introdotto don Maurizio Mirai, direttore generale dell’Ufficio Catechistico Diocesano (UCD),  richiamando ancora una volta l’immagine della “sentinella”, tema ricorrente durante tutto il percorso formativo.
Don Maurizio ha spiegato che il momento vissuto insieme voleva essere “una rilettura del percorso e degli interventi condivisi”, riprendendo i principali focus emersi durante gli incontri.
La figura della sentinella è stata descritta come un’immagine ereditata e rielaborata in chiave formativa: una presenza che vigila e opera un ministero di discernimento. Non si tratta soltanto di controllare, organizzare o programmare le cose, ma di saper riconoscere l’opera dello Spirito nelle persone affidate alla cura del catechista.
“Il catechista – ha sottolineato – sa riconoscere i tempi dello Spirito che permettono l’accoglienza del Vangelo”.
Don Maurizio ha quindi evidenziato come tutto il percorso formativo, teologico e laboratoriale converga verso un’azione spirituale della catechesi, nella quale i contenuti teorici incontrano concretamente la vita delle persone.
“Si passa da una catechesi sfilacciata sui contenuti a una catechesi esperienziale che produca cambiamento. È un cammino nello Spirito che viviamo”.
Diversi i focus ripresi durante l’intervento.
Il primo riguarda l’identità del catechista come sentinella: un ministero di vigilanza e discernimento, chiamato a stare attento all’opera di Dio nelle persone.
Il secondo focus è stato quello dell’accompagnamento dei processi di passaggio della vita: il catechista si fa compagno di viaggio delle persone che incontra, imparando a stare accanto e a camminare insieme. Un richiamo che trova fondamento anche nell’Evangelii Gaudium e che cambia profondamente l’identità stessa del catechista.
Altro tema centrale è stato quello della dimensione comunitaria: una risposta personale autentica alla fede produce sempre effetti nella comunità. Per questo la catechesi deve favorire esperienze vissute dentro la comunità cristiana e per la comunità stessa, imparando a lavorare insieme.
Infine il focus sul cambiamento: se un percorso formativo non genera cambiamento, allora significa che qualcosa si è inceppato. Al centro deve esserci sempre la persona e la possibilità di lasciarsi trasformare dal cammino vissuto.
Al termine dell’incontro, don Maurizio ha ringraziato tutti i catechisti, auspicando che questa esperienza possa essere vissuta concretamente nelle comunità.
In chiusura è intervenuta nuovamente Lollo Angius, ricordando come sin dai primi incontri si sia cercato di far emergere una motivazione profonda attraverso esperienze, giochi e attività che hanno aiutato ciascuno a mettersi in gioco e a riscoprire il dono ricevuto.
“Mi sento di ringraziare innanzitutto Dio – ha detto – perché c’è stata la possibilità di trovarci tra noi, accomunati dall’annuncio di Gesù risorto”.
Un ringraziamento finale è stato rivolto a tutti i partecipanti, con il desiderio di continuare a sentirsi parte di “una famiglia numerosa e ben equipaggiata”, pronta a proseguire insieme il cammino dell’annuncio.

Antonella Sedda

By G&A

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