Ho atteso il giorno della festa di Santa Teresina di Lisieux per pubblicare alcuni stralci di un diario del can. Dr. Domenico Luciano, parroco della Cattedrale di Tempio, deceduto il 31 dicembre del 1999. Omettendo le parti più personali si offrono ai lettori alcuni stralci da cui emerge la vivacità della penna, l’amore per Teresina, la profondità spirituale e la consapevolezza sacerdotale. Un prete di altri tempi che nella freschezza del messaggio affida all’amicizia spirituale con la santa di Liseux la sua vita e le sue confidenze. In un quaderno di appunti in cui mi sono imbattuto di recente, riporta le meditazioni tenute in un corso di esercizi spirituali tenuti a Possagno (TV) dal 15 al 23 agosto del 1954. (trascriz. a cura di don Efisio Coni)
Quante volte, o Teresina, ti ho chiamato “la stella del mio sacerdozio”, quante volte ti ho ammirato… E quante volte ti ho trattato come un’estranea, ti ho lasciato in disparte, senza degnarti di uno sguardo, perché io dovevo badare ad altro (…).
Tu conosci il tumulto del mio cuore e la guerra della mia vita. Conosci anche le lacrime versate sulle tue pagine, conosci le lacrime dell’animo.
Aiutami per arrivare a Gesù, infondimi fede e amore… Aiutami Teresina!
Sono qui sulla Montagna!
La Madonnina veglia sui contrafforti del Grappa e guarda giù verso la pianura, verso la città degli uomini. Che paradiso era la natura stanotte.
La montagna fasciata di mistero, lontano luci infinite accese dalle mani degli uomini, ed in alto, nel cielo azzurro le stelle, la luna, che corre tra le nubi.
I pini sembravano cantare nel silenzio un inno di lode al Creatore.
Io ascendevo lungo il viale, verso la Madonnina con una voglia grande di gridare la grandezza di Dio!
Tu, Teresina, mi eri al fianco.
Avrei voluto vedere con i tuoi occhi il grande scenario della natura, ascoltare con le tue orecchie la sinfonia misteriosa delle cose, far vibrare con le tue dita l’arpa della montagna affascinante.
Mi pareva che la morte là sulla vetta, sui pascoli della vetta di Possagno, tra il viale che conduce all’edicola, tra il viale, che conduce all’edicola della Madonnina, non sarebbe stata né brutta né difficile (nel primo giorno degli esercizi spirituali era consuetudine fare la meditazione sulla morte).
Senti, Teresa: te lo grido dal profondo dell’animo: quando suonerà la mia ultima ora, restami al fianco! Tu sulla sponda dell’eternità, sicura, felice, mi guardi e sorridi.
Voglio raggiungere anche io la tua sponda. Non lasciarmi solo nella prova.
Ottienimi dalla Mamma, dal Cuore di Gesù una purezza senza limiti, una carità ardente, un fuoco di apostolato, che mi consumi.
(Possagno 15 agosto 1954)
Teresa mia, io sono sacerdote!
Cioè deputato del Cristo e della Chiesa!
Non sono quindi sacerdote per me! Ma per il Cristo e per la Chiesa.
(…) Il popolo mi incarica di parlare con Cristo, in nome suo, perché lui non sa parlare.
Io ho l’incarico ufficiale. (…) Tanto piccolo mi sento, un granellino di polvere sulle strade della vita, un atomo sperduto fra i mondi. Eppure posso a fronte alta stare in piedi dinanzi all’Eterno. Teresina mia, penso ora al tuo desiderio di essere sacerdote! Lasciami continuare… ho in mano una leva che fa tremare gli angeli e riverente fa chinare il Paradiso. La leva è una parola datami dal Verbo. Eccola:
Hoc est corpus meum
Hic est calix sanguinis mei.
La mia Messa. Sintesi dell’universo io sono in quel momento. Scompare la mia debolezza e la mia vita si trasforma. Divento l’Alter Christus. Il Padre non può trascurarmi più.
(Possagno 16 agosto 1954)