Il 4 ottobre, data in cui la Chiesa e il mondo intero ricordano San Francesco d’Assisi, non è soltanto una ricorrenza religiosa. È un appuntamento collettivo di memoria e di coscienza, che unisce credenti e non credenti attorno al messaggio di un uomo che, otto secoli fa, seppe incarnare con semplicità e radicalità un nuovo modo di guardare il mondo.
San Francesco, patrono d’Italia e amico della natura, è oggi più che mai una figura viva, capace di parlare al cuore delle persone.
Quando pronunciamo il nome di San Francesco d’Assisi il cuore si illumina di semplicità, pace e fraternità. La sua figura, pur vissuta otto secoli fa, continua a parlare all’uomo di oggi, assetato di autenticità e di amore vero.
Francesco non nacque santo: era un giovane sognatore, amante della vita, figlio di un ricco mercante. La sua conversione fu graduale e segnata da incontri che scossero la sua anima. Davanti al crocifisso di San Damiano sentì la voce di Cristo: “Va’ e ripara la mia casa”. Da allora comprese che la sua missione era ridare vigore non solo a una chiesa di pietra, ma a tutta la Chiesa, ferita dalle divisioni e dalla povertà spirituale.
Scelse di vivere in povertà radicale, spogliandosi di ogni ricchezza per rivestirsi di Cristo. Non cercava eroismi, ma la libertà di chi sa fidarsi del Padre. Il suo Cantico delle Creature, scritto 800 anni fa, risuona ancora come un inno di gratitudine e rispetto per la Terra e per ogni essere vivente. In un’epoca in cui l’ambiente soffre e le relazioni umane sono spesso segnate da divisioni e conflitti, le sue parole rappresentano un faro che illumina la via della custodia del creato e della fraternità universale. Papa Francesco, con l’enciclica Laudato si’, aveva ripreso e rilanciato questo messaggio, ricordandoci che prendersi cura della casa comune non è un compito facoltativo, ma una responsabilità urgente e condivisa. Anche Papa Leone XIV, qualche giorno fa, intervenendo a Castel Gandolfo in occasione della conferenza “Raising Hope on Climate Change”, ha ricordato che il grido della terra non deve diventare una “moda passeggera”, ma un appello profondo a una vera conversione ecologica. Ha sottolineato come la cura del creato non sia solo una questione di dati e parole, ma un cammino che parte dal cuore e dalla libertà di ciascuno, per trasformarsi in scelte concrete. Il Papa ha incoraggiato tutti – istituzioni e cittadini – a fare pressione perché vengano adottate normative capaci di proteggere la nostra casa comune. Queste parole si intrecciano con la spiritualità di San Francesco d’Assisi, che nel Cantico delle Creature elevò un inno al sole, alla luna, all’acqua e al vento, riconoscendoli come fratelli e sorelle. Il Santo di Assisi ci ricorda che ogni creatura porta l’impronta del Creatore e che la cura del mondo è, prima di tutto, un atto di amore e di fede. Così, la voce di Leone XIV e l’esempio di Francesco ci invitano a guardare la natura non come un bene da sfruttare, ma come un dono prezioso da custodire per le generazioni future.
Celebrare San Francesco, dunque, significa accogliere il suo invito rivoluzionario alla semplicità, alla solidarietà e alla pace, valori che vanno vissuti e tradotti in gesti concreti quotidiani. La festa del 4 ottobre, proclamata Festa nazionale civile, non è solo un omaggio al passato, ma un impegno per il presente e il futuro. È l’occasione per riscoprire il senso autentico della fraternità, quella che ci rende vicini non solo tra uomini e donne, ma anche con la natura che ci circonda. Ad Assisi, e in ogni comunità che sceglierà di fermarsi a riflettere, la celebrazione diventa un patrimonio spirituale e culturale che appartiene a tutti. San Francesco non è un ricordo statico: è un segno vivo di speranza e di rinnovamento, che invita ognuno di noi a compiere un passo concreto verso una società più giusta, rispettosa e armoniosa. Il
mondo di oggi, ferito da guerre, ingiustizie e dalla crisi ecologica, ha bisogno di tornare alla sua lezione di sobrietà e fraternità universale. Il 4 ottobre sarà, quindi, più di una ricorrenza: sarà una chiamata ad aprire gli occhi, ad abbracciare il mondo con lo stesso sguardo di Francesco, fatto di umiltà, meraviglia e coraggio.
Antonella Sedda
