Ven. Gen 23rd, 2026

«La pace non è un ideale lontano: va custodita e coltivata ogni giorno»

OLBIA – Nella Basilica di San Simplicio gremita di fedeli, il vescovo Roberto Fornaciari ha celebrato questa mattina la Santa Messa per la LIX Giornata Mondiale della Pace. Un’omelia intensa, in cui il presule ha toccato i drammi globali – dal conflitto israelo-palestinese alla guerra in Ucraina – senza dimenticare le ferite sociali che attraversano anche la Sardegna. Un invito a non cedere all’indifferenza e a riscoprire il valore della fraternità, con un forte richiamo alle parole di Papa Leone XIV: «Se la pace non è una realtà da custodire, l’aggressività si diffonde ovunque».

1° gennaio 2026 – Basilica di San Simplicio Olbia

Omelia per la LIX Giornata Mondiale della Pace

Da questa notte è iniziato un nuovo anno solare e, secondo una felice consuetudine, ci scambiamo auguri, spesso di salute e prosperità, pace e fraternità. Per perseguire questa fraternità, ha spiegato più volte il Papa, bisogna fare tutto il possibile per ridurre le divisioni che si stanno pericolosamente allargando tra i membri di una stessa società, per combattere le disuguaglianze sociali e lavorare per lo sviluppo dei popoli. Non può esserci pace senza uno sforzo di comprensione reciproca, basato sul rispetto e sulla fraternità.

Il 7 ottobre 2023, si è verificata in Israele l’atroce tragedia che conosciamo: una violenza barbara perpetrata dai terroristi di Hamas, una specie di “11 settembre” israeliano, in un Paese che si credeva, grazie al suo esercito e ai suoi servizi segreti, al sicuro da ogni minaccia, una terribile violenza terroristica, ingiustificabile, ma che tuttavia non è priva di cause.

Poi è arrivata la risposta dello Stato di Israele, una risposta inizialmente legittima, ma che rapidamente è diventata sproporzionata e poi gravemente disumana e terribilmente pericolosa per il futuro. Perché si può certamente contare il numero delle vittime, dei morti e dei feriti, delle case distrutte o dei tunnel scoperti, ma ciò che nessuno misura non è solo il numero dei cuori spezzati dalla sofferenza, devastati dall’angoscia e dalla disperazione, ma anche l’incredibile e pericoloso aumento del livello di odio da entrambe le parti. Chi oserà ancora parlare di fraternità? Solo chi si sforza oggi, in queste circostanze, di praticare la misericordia, là dove non c’è più né giustizia né senso di umanità, potrà un giorno rileggere quanto accaduto e, con pazienza, tessere nuove fraternità, ristabilendo prima il diritto e la giustizia.

Ciò che descrivo qui – la lotta incessante tra il potere distruttivo dell’odio e l’invincibile resistenza della speranza – non si limita a questa regione del mondo, che i credenti delle tre religioni monoteiste considerano una terra santa. Vale per l’Ucraina, esausta ma risoluta; vale per il Sudan, devastato ma vivo; vale per il Libano, devastato ma coraggioso; vale per l’Armenia, geograficamente svantaggiata ma culturalmente unita; ed è vero anche per tanti altri popoli dimenticati o impoveriti che si rifiutano di arrendersi e smettere di denunciare la violenza dei loro aggressori!

La sfida è ancora più seria in quanto la guerra, che sta diventando sempre più sofisticata, utilizza ormai largamente l’intelligenza artificiale.

Papa Leone, nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che celebriamo ogni 1° gennaio, quest’anno, tra l’altro, ci invita a considerare che:

« Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui » (Leone XIV, Messaggio: La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, 1° gennaio 2026).

In un certo senso, questa lotta tra odio e speranza si sta svolgendo anche qui, nella nostra città e nel nostro Paese. Quando la povertà economica aumenta mentre i più ricchi continuano ad arricchirsi egoisticamente e sfacciatamente, quando la violenza delle reti del narcotraffico sacrifica la vita dei giovani senza che i consumatori si rendano conto della loro mortale complicità con chi li uccide, quando la visione dei migranti è offuscata dalla paura e incita alla paura nei paesi di arrivo, mentre i paesi di origine rimangono indifferenti alla situazione dei loro giovani, costretti a fuggire dalla povertà e dalla corruzione, allora dobbiamo sederci, cercare di analizzare cosa sta succedendo, tentare di capirci a vicenda, invece di lanciarci insulti con slogan e falsità, come abbiamo purtroppo visto in questi anni con gli pseudo-dibattiti sull’immigrazione, dove l’obiettivo principale sembrava essere quello di alimentare il gioco delle liti e delle ambizioni politiche, dimenticando la drammatica realtà vissuta da molti nostri concittadini, che aspettano solo che vengano riconosciute le difficoltà delle loro condizioni di vita e che si dia motivo di speranza.

Quanto è fortunato e urgente, cari amici, lavorare insieme, anche con quanti rappresentano le diverse religioni presenti nella nostra città! Quanto è importante non cedere al fascino del profitto quando questo si ottiene attraverso il disprezzo degli altri. Quanto è necessario porre il rispetto per ogni essere umano e l’unità della famiglia umana al centro di tutti i nostri dibattiti democratici! Che senso avrebbe scambiarci gli auguri se non ci impegnassimo simultaneamente, al meglio delle nostre capacità, a migliorare concretamente le condizioni di vita dei nostri contemporanei, soprattutto dei più poveri tra noi?

Ci ricorda papa Leone: «Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti. Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di “atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana”[1]».

Dobbiamo combattere il “fanatismo dell’indifferenza” in tutte le sue forme. I cristiani hanno la debolezza di credere che ogni uomo e ogni donna sia un fratello o una sorella per cui è nato Cristo, a cui è stato dato il nome Gesù, che significa “Dio salva”, a significare che in questo piccolo bambino Dio ha voluto farci conoscere il suo desiderio che tutta l’umanità fosse salvata! Che questo desiderio universale di salvezza e di pace abiti in tutti noi, illumini le nostre azioni e sia la radice profonda della nostra gioia: è questo l’augurio che formulo per ciascuno e per ciascuna di voi.

+ Roberto, vescovo

By G&A

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