Ha preso avvio lo scorso venerdì 23 gennaio, nella Diocesi di Tempio-Ampurias, il corso di formazione per catechisti dal titolo “Catechisti in cammino”, tenutosi presso l’Aula Magna dell’istituto Euromediterraneo di Tempio Pausania. Un percorso pensato per accompagnare e rinnovare il servizio catechistico alla luce delle sfide educative e pastorali del nostro tempo. Come sottolineato da Maria Dolores Angius detta Lollo, responsabile diocesano della catechesi, il corso nasce da una scelta condivisa da tutta l’équipe del Servizio pastorale per la catechesi della Diocesi di Tempio-Ampurias. Un’équipe composta da catechisti con una lunga esperienza alle spalle, che a partire dal proprio vissuto hanno individuato esigenze, prospettive e possibili percorsi per rispondere alle sfide attuali dell’annuncio. I temi del cammino sono stati costruiti attorno a quattro dimensioni fondamentali per potersi sentire davvero catechisti: l’essere, che richiama la dimensione vocazionale; il sapere, legato alla formazione teologica; il saper fare, che riguarda la metodologia; e il saper stare con, riferito all’ambito relazionale. Dimensioni che aiutano a maturare una piena consapevolezza del proprio ruolo nella Chiesa.
Spesso, infatti, si “fa catechismo” senza sentirsi realmente catechisti o missionari, non per mancanza di buona volontà, ma per l’assenza di una chiara consapevolezza di ciò che si è: inviati, annunciatori del Vangelo. Da qui l’importanza di una catechesi esperienziale, che non si riduca a un insieme di attività o contenuti, ma che parta da un’esperienza autentica e personale di Dio nella propria vita.
Solo vivendo in prima persona questa esperienza- ha spiegato Lollo- il catechista può diventare testimone credibile per bambini, ragazzi e adulti, sentinella e custode dell’annuncio, capace allo stesso tempo di proiettarlo verso il futuro. Una catechesi che- come è stato sottolineato da Lollo- diventa trasformativa: cambia prima di tutto chi la vive, perché nasce da una conversione del cuore, e proprio per questo riesce a toccare e a trasformare anche gli altri. All’incontro inaugurale hanno preso parte numerosi catechisti provenienti dalle diverse foranie della diocesi, segno di un cammino condiviso e di una Chiesa viva, desiderosa di formarsi e di crescere nella corresponsabilità pastorale. A guidare l’avvio del corso sono stati i relatori don Maurizio Mirai Delegato regionale per la catechesi e Nives Gribaudo direttrice dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Cuneo-Fossano,
la cui presenza ha arricchito il momento formativo con uno sguardo ampio e profondo sull’esperienza catechistica nella Chiesa di oggi. Accanto a loro, Lollo, che ha ribadito l’importanza di un percorso che non sia solo trasmissione di contenuti, ma vera esperienza di fede e di comunità.
Presente anche, don Mauro Bucciero che nel suo intervento ha illustrato il senso e la struttura del cammino proposto, soffermandosi su alcuni passaggi fondamentali del servizio catechistico. Un itinerario che richiama l’attenzione sull’importanza di partire dalla persona, dalla propria interiorità e dalla relazione con Dio, prima ancora che dall’azione educativa, perché il catechista annuncia il Vangelo innanzitutto con ciò che è. Il tema introdotto in questo primo appuntamento è stato dunque lo stile del catechista: uno stile che nasce dall’ascolto, dalla testimonianza e dalla relazione, prima ancora che dalla parola. È emersa con forza l’immagine del catechista come compagno di viaggio, chiamato a camminare accanto ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie, con umiltà e coerenza, lasciandosi continuamente formare dal Vangelo e dalla vita. Uno dei momenti più intensi e coinvolgenti dell’incontro è stato il laboratorio dedicato al tema della paura, sentimento profondo che attraversa molte fasi dell’esistenza. La paura, intesa come turbamento interiore spesso accompagnato da preoccupazione e inquietudine, nasce dal timore di non essere accettati, di essere giudicati, di sbagliare o di non sentirsi all’altezza. Proprio per difenderci da queste fragilità, talvolta indossiamo delle maschere che ci rendono apparentemente più graditi agli altri, ma che finiscono per nascondere la nostra vera identità.
Durante il laboratorio, a ciascun catechista è stato consegnato un post-it su cui scrivere una o più paure che paralizzano, che portano a rimanere fermi, a non scegliere, a rinunciare. Un gesto semplice ma carico di significato: dare un nome alle proprie paure è infatti il primo passo per poterle affrontare. Il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di guardarla in faccia e attraversarla.
La riflessione si è poi ampliata interrogandosi su come superare le paure: affidandosi alle proprie risorse personali, accettando l’aiuto di chi ci vuole bene e ci sostiene, ma soprattutto imparando, sull’esempio di Gesù, ad abbandonarsi con fiducia alla volontà del Padre. Un Dio che non elimina le difficoltà, ma cammina accanto all’uomo e gli dona la forza di non arrendersi.
In questo contesto è stata proposta la toccante testimonianza di Martin Luther King, guida della lotta non violenta contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti, Premio Nobel per la Pace, più volte minacciato e perseguitato fino al suo assassinio nel 1968. Anche lui affidava a Dio le proprie paure, sentendolo vicino e fonte di coraggio. Un messaggio che si intreccia con le parole di San Giovanni Paolo II, il suo accorato invito a “non avere paura” e a “Spalancare le porte a Cristo”, segno di una fede che libera e rende forti, anche di fronte alla morte.
Il corso “Catechisti in cammino” si presenta così come un’opportunità preziosa di crescita personale e comunitaria, un invito a riscoprire la bellezza del servizio catechistico come vocazione e missione, nel cuore della Chiesa e del territorio.
Un cammino appena iniziato, ma già ricco di entusiasmo, partecipazione e desiderio di rinnovamento.
Antonella Sedda





