Una ordinazione sacerdotale viene a ricordare che l’uomo è fragile, ma non per questo non scelto e chiamato, anche perché la debolezza è la vera condizione umana. E l’accento, nelle parole e nei segni della liturgia, non è posto sull’eletto, ma sul dono, che è duplice: la gratuità che viene dall’Alto e il consacrato, colui che viene messo da parte per essere servo e servire: l’ordinato. In una ordinazione sacerdotale c’è sempre, pur taciuta e che non risuona, la domanda: Com’è possibile? I sensi non vengono in soccorso, ma anzi ingannano. Gli occhi vedono, ma non vedono; gli orecchi odono, ma non odono. L’umano rende ciechi e sordi. Ma a Dio tutto è possibile! L’uomo rivestito di fragilità e mortalità, indossa la stola del servizio e tutto muta e inizia un movimento che, giorno dopo giorno, sarà strumento, pur debole, nelle mani del Signore Gesù, il sacerdote.
Questo è stato possibile intravedere, scorgere, nella liturgia di ordinazione di un giovane uomo, Alessandro Suelzu, che unto, ha mosso i primi passi fidandosi di Colui che lo ha chiamato: Vieni! Anche lui è come tutti coloro che hanno detto: Eccomi! Si, lo voglio! Un vaso di argilla. Com’è un vaso di argilla qualsiasi altra vocazione. Ma proprio per questo, il tesoro è ancor più prezioso.
Ma che logica è quella di un tesoro che sceglie di stare non nell’oro, né nell’argento, ma in un vaso di terracotta? Ma questo non è bene, non è sicuro! Eppure… la buona notizia e i sacramenti sono posti sulle labbra e nelle mani di un uomo che, umanamente, può mancare di forza, di coraggio; che può dubitare e rallentare il passo o fermarsi.
Che follia quella del Signore Gesù! Ma, non è follia, piuttosto è Amore, che non ha né peso né misura, che tutto spera, che si affida, che non cammina da solo, che conta anche su un giovane uomo come Alessandro.
E così siamo affascinati non dal rischio, che corrono tutti i consacrati, ma dall’olio profumato del Signore che guarisce e sana e rende idonei, nonostante tutto. Affascinati da quanto vorrà donare, e grazia su grazia, il Signore tramite il suo servo Alessandro a chiunque incontrerà lungo le vie, le contrade del mondo.
Alessandro, non aver paura! Non tu, ma il Tesoro dentro il tuo fragile vaso di argilla porterà molto frutto.
Don Sandro Serreri
